Le città tardo barocche del Val di Noto

Le otto città del sud-est della Sicilia (Catania, Militello Val di Catania, Caltagirone, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica, Noto e Scicli) furono ricostruite dopo il 1693 in seguito a un devastante terremoto. Esse rappresentano una considerabile impresa collettiva portata con successo a un alto livello di architettura e compimento artistico. Riconosciute come tesori del Tardo Barocco, esibiscono particolari innovazioni nella progettazione urbanistica della città e negli apparati decorativi monumentali.

[expand title=”Le radici: dai romani ai normanni”]
Dalle primitive testimonianze di utensili in osso, in metallo e soprattutto in ceramica dei siti più antichi (Sant’Ippolito presso Caltagirone, Trefontane presso Paternò e Torricella presso Ramacca), si giunge alla fine del secolo VIII a.C., quando i greci cominciarono a colonizzare la Sicilia. Secondo lo storico ateniese Tucidide la fondazione della città di Catania avvenne nel 729 a.C., mentre l’assoggettamento ai Romani si attuò prima attraverso forme burocratiche di controllo (il pagamento della decima, un tributo dovuto dagli agricoltori) e in un secondo tempo (21 a.C.) ufficialmente col riconoscimento di Catania come colonia romana. In quell’epoca la città era il luogo dove si stanziavano i ricchi patrizi con lussuose abitazioni e tutte le testimonianze architettoniche e ornamentali dimostrano che fu un periodo di grande benessere. I Bizantini dominarono Catania a partire dal 535 d.C. fino all’arrivo degli Arabi (875) ai quali succedettero i Normanni dal 1060. Quando si estinse la dinastia normanna degli Altavilla, il Regno di Sicilia (istituito nel 1130) passò sotto il dominio degli Svevi fino all’ultimo re svevo, Manfredi, al quale seguirono il periodo angioino, quello aragonese e quello spagnolo.[/expand]

[expand title=”La scossa tellurica del 1693″]
Durante il regno di Carlo II d’Asburgo, re di Spagna, una parte della Sicilia venne rasa al suolo da un terremoto catastrofico per proporzioni e intensità che interessò la faglia Ibleo-Maltese: l’antico borgo medievale di Occhiolà venne completamente distrutto e da allora mai più ricostruito; a Militello si salvò soltanto una parte della chiesa di S. Maria la Vetere; a Caltagirone rimasero in piedi soltanto il ponte di San Francesco e poche case; Noto venne completamente distrutta e ricostruita in un altro sito; crollarono quasi tutte le abitazioni di Palazzolo Acreide, Modica e Scicli; Catania venne dichiarata distrutta. L’evento sismico dell’11 gennaio 1693 raggiunse una magnitudo di 7.4 sulla scala Richter e rappresenta uno dei terremoti più devastanti della storia moderna d’Italia. Fu preceduto da due scosse meno intense e seguito da una scia sismica molto lunga, costituita da un migliaio di episodi. Il numero delle vittime fu stimato dal viceré spagnolo attorno alla cifra sconvolgente di 54.000 morti (a Catania perse la vita oltre il 60% della popolazione), con 45 centri coinvolti; la scossa si propagò fino alla costa tunisina. Nell’area interessata avvennero fenomeni notevoli anche sotto il profilo ambientale, con mutamenti dell’assetto idrogeologico: frane, sparizione di specchi d’acqua, apertura di fenditure nel terreno, dove in alcuni casi vi furono fuoriuscite di acqua sulfurea e sabbia, alcune fonti cambiarono la loro portata e il loro corso, altre scomparvero. Un giurista di Occhiolà scrisse il resoconto di quel momento duro e triste per gli abitanti delle zone colpite dal sisma: “Perdurò si fiero terremoto per lo spatio di un Miserere; onde que miseri scampati dagli offendenti sassi e cadute maramme, semivivi e dolenti, tante statue sembrando, privi di spirito, in piedi trattener non si potevano. Gli occhi alla luce aprirono, e vedendo non esserci pietra sopra pietra, si abbagliò dalle lacrime la vista, e dal fremore e timore si sentiva ognun l’anima esalare” (Mario Centorbi, Ragguaglio Lacrimevole). Le culture classica e spagnola, che crebbero con la Sicilia, furono gli importanti punti di riferimento in quel panorama desolato ma pronto a ristabilirsi che seguì il 1693. In un clima di azione collettiva, la ricostruzione si alimentò di precise concezioni spaziali all’insegna sia della sicurezza antisismica che del valore estetico.[/expand]

[expand title=”Ricostruzione e conservazione di un patrimonio artistico e architettonico”]
Nel 1693 la Sicilia era ancora ufficialmente sotto il dominio spagnolo ma di fatto vigeva un controllo esercitato da poteri aristocratici autoctoni. Il programma di ricostruzione fu avviato dal Duca di Camastra con la collaborazione dell’ingegnere militare Carlos de Grunembergh: all’epoca il viceré di Spagna era solito trascorrere sei mesi a Palermo e sei a Catania, dunque ciascuna città possedeva una corte dove avevano dimora i membri dell’aristocrazia. Lo schema adottato per Palermo e Catania venne scelto anche per il rinnovo delle città secondarie, fino alle residenze di campagna, per esempio con nuove facciate barocche su antichi castelli. Le otto città del Val di Noto, accomunate fin dalle origini perché sorte attorno a un castello o derivate da un nucleo di fondazione monastica, furono diversamente colpite dal terremoto ed ebbero percorsi di ricostruzione differenti eppure omogenei, sotto la comune egida degli intenti di un’opera civile collettiva. In linea generale le ricostruzioni scelsero sempre assi viari dritti e larghi accostati ad ampie piazze e decori eleganti, elementi di esuberante valore scenografico e senso cromatico tipicamente barocchi. Le città e le zone ricostruite si prospettavano idealmente come teatri per grandi processioni e cortei trionfali. Al lavoro si misero molti architetti formatisi a Roma che seppero coniugare architettura colta e tradizione artigianale locale, realizzando progetti sofisticati e dai connotati precisi, quelli che divennero e sono i tratti identificativi del Barocco siciliano. Le ricche e pregiate facciate di Caltagirone, l’impianto difensivo murario a Militello, fedelmente ricostruito nel Barocco così come era prima del terremoto, il piano urbano geometrico e unitario di Catania interamente ricostruita sulle proprie rovine, Modica coi suoi imponenti monumenti e i suoi due centri urbani (uno dei quali riposizionato in seguito al terremoto), il disegno urbano e il progetto architettonico della città “ideale” di Noto ricostruita sul nuovo sito del colle “Meti” che si combinano a realizzare un meraviglioso e spettacolare effetto barocco, il nuovo nucleo cittadino (una sorta di “città nuova”) costruito a Palazzolo Acreide dopo il 1693, Ragusa coi suoi palazzi e chiese barocchi e i suoi due centri, uno dei quali rinnovato dopo il terremoto, infine a Scicli, lo scenografico Palazzo Beneventano con fantastiche decorazioni: questi gli elementi che caratterizzano il Tardo Barocco siciliano del Val di Noto, un complesso di opere che nella loro globalità affrontarono gloriosamente e con entusiasmo la ricostruzione e che oggi rappresentano il grande valore artistico, estetico e architettonico di un’epoca.[/expand]

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The eight towns in south-eastern Sicily (Catania, Militello Val di Catania, Caltagirone, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica, Noto and Scicli) were all rebuilt after 1693 following a devastating earthquake. They represent a considerable collective undertaking, successfully carried out at a high level of architectural and artistic achievement. Keeping within the late Baroque style of the day, they also depict distinctive innovations in town planning and urban building.

[expand title=”The roots: from the Romans to the Normans”]

Vestiges range from primitive utensils made of bone, metal and, in particular, ceramic of the most ancient sites (Sant’Ippolito at Caltagirone, Trefontane at Paternò and Torricella at Ramacca) to the late 8th century BC, when the Greeks began colonizing Sicily. According to Athenian historian Thucydides, Catania was founded in 729 BC, while its subjugation to the Romans was carried out at first through administrative control forms (the payment of tithe, a tax levied on farmers) and, later on (21 BC), by officially recognizing the town as a Roman colony. In that period, wealthy patricians used to live in the town in luxurious houses and all architectural and decoration vestiges prove that it was a period of great welfare. The Byzantines dominated Catania starting from 535 AD until the arrival of the Arabs (875), followed by the Normans in 1060. When the Norman dynasty of the Altavillas ended, the Kingdom of Sicily (established in 1130) passed under the rule of the Swabians up to the last Swabian king, Manfredi, followed by the Angevin period, the Aragonese period and the Spanish period.[/expand]

[expand title=”The seism in 1693″]

During the rule of Charles II of Hapsburg, King of Spain, part of Sicily was razed by a catastrophic earthquake that affected the Ibleo-Maltese fault: the medieval village of Occhiolà was completely destroyed and never rebuilt; in Militello, only part of the church of S. Maria la Vetere survived; in Caltagirone, only the bridge of Saint Francis and few houses remained; Noto was completely destroyed and rebuilt in another place; almost all the houses in Palazzolo Acreide, Modica and Scicli fell down and Catania was declared destroyed. The seism of 11 January 1693 had a magnitude of 7.4 on the Richter scale and was one of the most devastating earthquakes in Italian modern history. It was preceded by two less intense earth tremors and followed by about a thousand tremors. The number of casualties estimated by the Spanish viceroy was approximately 54,000, more than 60% of the Catania population died, with 45 centres affected; the seism spread up to the Tunisian coast. Significant environmental phenomena occurred in the affected area, with changes in the hydrogeological balance: landslides, disappearance of stretches of water, opening of cracks in the ground, with discharge of sulphur water and sand in some cases, some sources changed their flow and course, while others disappeared. A jurist from Occhiolà wrote a report on that difficult and sad moment for the inhabitants of the affected areas: “Such a fierce earthquake occurred in the space of a miserere; those who survived the rocks and falls, half-dead and sad, with the appearance of statues, discouraged, cannot even stand. They opened their eyes to the light and, having seen that nothing survived, they cried, full of fear and dread”. (Mario Centorbi, Ragguaglio Lacrimevole). The classical and Spanish cultures that grew in Sicily were an important reference in such a desolate landscape ready to recover following 1693. In a climate of collective action, reconstruction was inspired by precise spatial concepts based on both earthquake-proof safety and aesthetic value.[/expand]

[expand title=” Reconstruction and preservation of an artistic and architectural heritage”]

In 1693, Sicily was still officially under the Spanish rule but was actually controlled by autochthonous aristocrats. The reconstruction plan was initiated by the Duke of Camastra in collaboration with military engineer Carlos de Grunembergh: at that time, the viceroy of Spain used to spend six months in Palermo and six months in Catania and, therefore, there was a court in both towns where members of the aristocracy lived. The plan adopted for Palermo and Catania was applied also to the renewal of secondary towns, up to countryside residences, for example with new façades in ancient castles. The eight towns of the Val di Noto, sharing the same origin as sprung up around a castle or a monastery, were differently affected by the earthquake and had different though homogeneous reconstructions, within a shared collective civil undertaking. In general, the reconstruction opted for straight and broad roads accompanied by broad squares and fine decorations, with typically baroque superabundant and spectacular elements and an emphasis on colour.  The rebuilt towns and areas appeared as ideal scenarios for large processions and triumphal parades. Many architects who studied in Rome took part in the works, combining cultured architecture and local handicraft tradition and realizing sophisticated works with precise features, which became and are the typical characteristics of Sicilian Baroque. The rich and fine façades in Caltagirone, the defensive walls in Militello, accurately rebuilt as they were before the earthquake, the geometric and unitary urban landscape in Catania entirely rebuilt over its ruins, Modica with its imposing monuments and two city centres (one of which moved to another place after the earthquake), the town planning and the architectural project of the “ideal” city of Noto rebuilt on the new site of the hill of “Meti” combining into a wonderful and spectacular baroque effect, the new built-up area (a sort of “new town”) built in Palazzolo Acreide after 1693, Ragusa with its baroque palaces and churches and its two city centres, one of which renewed after the earthquake and, finally, the spectacular Palazzo Beneventano with its wonderful decorations in Scicli: all these elements characterize Sicilian Late Baroque in the Val di Noto, a set of works that gloriously and enthusiastically dealt with reconstruction and today represent the great artistic, aesthetic and architectural heritage of that period.[/expand]

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Les huit villes du sud-est de la Sicile (Catane, Militello Val di Catane, Caltagirone, Palazzolo Acreide, Raguse, Modica, Noto et Scicli) furent reconstruites après 1693, après avoir été détruites par un séisme dévastateur. Elles représentent une considérable initiative collective menée à terme à un haut niveau architectural et artistique. Considérées comme des trésors du baroque tardif, elles offrent des innovations marquantes dans la conception urbaine de la ville et dans les décors monumentaux.

[expand title=”Les racines: des Romains aux Normands”]
Des premiers témoignages d’ustensiles en os, en métal et surtout en céramique découverts sur les sites les plus anciens (Sant’Ippolito aux alentours de Caltagirone, Trefontane près de Paternò et Torricella dans les environs de Ramacca), on arrive à la fin du VIIIe s. av. J.-C., lorsque les Grecs commencèrent à coloniser la Sicile. Selon l’historien athénien Thucydide, la fondation de la ville de Catane eut lieu en 729 av. J.-C., tandis que son assujettissement aux Romains eut lieu à travers des formes de contrôle bureaucratiques (paiement de la dîme, un impôt versé par les agriculteurs), puis dans un second moment (21 av. J.-C.) la ville de Catane fut officiellement reconnue comme colonie romaine. À cette époque, la ville était le lieu où résidaient les riches patriciens aux demeures luxueuses, et tous les témoignages architecturaux et ornementaux montrent que ce fut une période florissante. Les byzantins dominèrent Catane à partir de 535 ap. J.-C., ceci jusqu’à l’arrivée des Arabes (875), qui à leur tour furent supplantés par les Normands à partir de 1060. Lorsque la dynastie normande des Hauteville s’éteignit, le règne de Sicile (institué en 1130) traversa plusieurs dominations successives, de la domination des Souabes jusqu’à Manfred, dernier roi souabe, puis passa aux dominations angevine, aragonaise, et espagnole.[/expand]

[expand title=”Le tremblement de terre de 1693″]
Pendant le règne de Charles II d’Espagne, une partie de la Sicile fut rasée au sol par un tremblement de terre d’une intensité et de proportions catastrophiques, qui intéressa la faille maltaise-hybléenne. Le vieux bourg médiéval d’Occhiolà fut complètement détruit et jamais reconstruit; à Militello, seule une partie de l’église de S. Maria la Vetere a subsisté au séisme; à Caltagirone, seuls résistèrent quelques maisons et le pont de San Francesco; Noto fut entièrement détruite et reconstruite sur un autre site; quasi toutes les habitations de Palazzolo Acreide, Modica et Scicli s’écroulèrent; Catane fut déclarée détruite. Le tremblement de terre du 11 janvier 1693 atteignit une magnitude 7,4 sur l’échelle Richter et représente un des séismes les plus dévastateurs de l’histoire moderne de l’Italie. Il fut précédé par deux secousses de moindre intensité, puis suivi d’un enchaînement de plus de 1.000 répliques. Le vice-roi espagnol estima le nombre victimes autour du nombre considérable de 54.000 morts, à Catane plus de 60% de la population perdit la vie, 45 villages touchés, secousse qui se propagea jusqu’aux côtes de la Tunisie. Les zones intéressées subirent des phénomènes dramatiques sur le plan environnemental, avec des répercussions sur le système hydrogéologique: éboulements, disparition de pièces d’eau, fissures dans le sol d’où, dans certains cas, sortaient du sable et de l’eau sulfureuse, certaines sources d’eau eurent leur cours et leur débit modifiés, d’autres disparurent. Un juriste d’Occhiolà écrivit la chronique de ce moment douloureux qui frappait les habitants des zones touchées par le séisme: “Perdurò si fiero terremoto per lo spatio di un Miserere; onde que miseri scampati dagli offendenti sassi e cadute maramme, semivivi e dolenti, tante statue sembrando, privi di spirito, in piedi trattener non si potevano. Gli occhi alla luce aprirono, e vedendo non esserci pietra sopra pietra, si abbagliò dalle lacrime la vista, e dal fremore e timore si sentiva ognun l’anima esalare” (Mario Centorbi, Ragguaglio Lacrimevole). Les cultures classiques et espagnoles, qui se développèrent en Sicile, constituèrent d’importants points de repère dans ce panorama désolé qui suivit l’année 1693, mais qui était déjà prêt à se rétablir. Dans un climat d’initiative collective, la reconstruction s’alimenta d’une nouvelle conception de l’espace très précise, sous le signe d’une sécurité antisismique et de la valeur esthétique.[/expand]

[expand title=”Reconstruction et conservation d’un patrimoine artistique et architectural”]
En 1693, la Sicile était encore officiellement sous la domination espagnole, mais de fait, le contrôle était exercé par des pouvoirs aristocratiques autochtones. Le programme de reconstruction fut lancé par le duc de Camastra avec la collaboration de l’ingénieur militaire Carlos de Grunembergh: à l’époque, le vice-roi d’Espagne avait l’habitude de passer six mois à Palerme et six mois à Catane, chaque ville possédait ainsi une cour où demeuraient les membres de l’aristocratie. Le schéma adopté pour Palerme et Catane fut également choisi pour les petits centres urbains, jusqu’aux résidences de campagne, par exemple de nouvelles façades baroques ornèrent les vieux châteaux. Les huit villes de la vallée de Noto, qui avaient de nombreux points en commun dès leur origine, car par exemple construites autour d’un château ou dérivant d’un noyau de fondation monastique, furent touchées à différents degrés par le séisme et connurent des parcours de reconstruction différents quoique homogènes, sous l’égide d’initiatives de travaux collectifs. À grandes lignes, la reconstruction prévoyait des rues larges et droites, flanquées de grandes places, aux décors élégants, et des éléments d’une valeur scénographique exubérante avec un sens chromatique typiquement baroque. Les villes et les zones reconstruites se présentaient comme un théâtre idéal pour de grandes processions et des cortèges triomphaux. De nombreux architectes qui avaient étudié à Rome se mirent au travail et surent allier architecture savante et tradition artisanale locale, en réalisant des projets sophistiqués aux caractéristiques précises, à savoir les traits distinctifs connus aujourd’hui comme le baroque sicilien. Les façades riches et précieuses de Caltagirone, les remparts de Militello, fidèlement reconstruits tels qu’ils étaient avant le séisme, le plan urbain géométrique et unitaire de Catane, entièrement reconstruite sur ses ruines, Modica avec ses monuments imposants et ses deux centres urbains (dont un qui fut déplacé après le séisme), le plan urbain et le projet architectural de la ville “idéale” de Noto, reconstruite sur le nouveau site du col “Meti” et qui se fondent dans un baroque merveilleux et spectaculaire, le nouveau centre citadin (une sorte de “ville nouvelle”) construit à Palazzolo Acreide après 1693, Raguse avec ses palais et ses églises baroques et ses deux centres urbains, dont un nouvellement bâti après le séisme, et enfin Scicli et son merveilleux palais Beneventano aux fantastiques décorations: ce sont les éléments qui caractérisent le baroque tardif sicilien de la vallée de Noto, un complexe de bâtiments qui dans leur totalité, affrontèrent glorieusement la reconstruction avec un grand enthousiasme, et qui représentent aujourd’hui les grandes valeurs artistique, esthétique et architecturale d’une époque.[/expand]

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