Il Monte Etna è il vulcano più grande d’Europa ed è iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale per il suo eccezionale valore naturalistico, geologico ed ecologico. Ha rilevanza su scala mondiale per l’ininterrotta attività eruttiva e per la documentazione storico-scientifica, che lo interessa a partire dall’VIII secolo a.C. fino ai tempi moderni e gli ha conferito una notorietà ed un rilievo internazionale.

[expand title=”Il più grande vulcano d’Europa”]
Situato sulla costa orientale della Sicilia, in provincia di Catania, il Monte Etna raggiunge un’altezza di circa 3340 metri sopra il livello del mare su di un diametro di base di circa 45 chilometri. Occupa un’area di 1.250 km2 dal perimetro di 135 km. Queste dimensioni lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea. I Monti Nebrodi e Peloritani chiudono a Nord-Ovest e a Nord il Monte Etna, mentre a Sud e Sud-Ovest si trova la piana di Catania.[/expand]

[expand title=”Come nasce l’Etna”]
Si tratta di uno stratovulcano poligenetico (vulcano multiplo) che iniziò ad originarsi nel Pleistocene inferiore medio (570.000 anni fa) nel corso degli eventi geologici che riguardarono la formazione dell’intero bacino mediterraneo e la frizione tra la placca tettonica Euro-Asiatica e quella Africana. L’attività eruttiva del Monte Etna è databile a partire da 350.000 anni fa e la fuoriuscita di lave è determinata dalla presenza di una linea di rottura della crosta terrestre siciliana, chiamata Scarpata Ibleo-maltese. Come i vulcani del suo genere, il cono vulcanico principale (con più bocche sommitali e geologicamente più recente – 60.000 anni fa) è dovuto alla fuoriuscita di colate laviche la quali si accumulano e si sovrappongono a ‘strati’ l’una dopo l’altra determinando l’elevazione della struttura del vulcano. Il Monte Etna offre una straordinaria composizione di differenti fenomeni vulcanici le cui caratteristiche divengono studiabili nelle loro geo-diversità in un laboratorio a cielo aperto dove si trovano edifici vulcanici, tunnel di lava, grotte con particolari mineralizzazioni i quali testimoniano la continuità delle attività eruttive etnee nel corso della storia umana e la cui evoluzione geo-stratigrafica è ancora in corso. In particolare, nei suoi strati rocciosi, la Valle del Bove, un’ampia depressione di 37 kmq situata sul pendio a levante del complesso etneo – racconta la storia del vulcano fin dalle sue origini. L’aspetto è quello di un grande anfiteatro naturale con aspre pareti verticali tra i 400 e i 1000 metri. Al suo interno gli studiosi hanno riconosciuto le testimonianze dei centri eruttivi etnei originari, ormai scomparsi, identificando la genesi composita del vulcano.[/expand]

[expand title=”L’attività vulcanica”]
Se da lontano, il Monte Etna mostra un aspetto lineare con un unico cono che si erge verso il cielo, la sua conformazione reale, al di sopra dei 2.500 metri di altitudine, è più complessa e presenta molti coni minori fumanti. Durante gli episodi vulcanici più severi, il fumo generato da tali crateri è trasportato dal vento e lascia scie visibili per centinaia di chilometri. Il Monte Etna ha una attività in prevalenza effusiva, ovvero di fuoriuscita di magma fluido, ma nella sua storia vi sono state attività esplosive, anche relativamente recenti.[/expand]

[expand title=”L’ecosistema etneo”]
La regione del Monte Etna ha una storia biologica che si è evoluta in relazione all’attività vulcanica e offre una eccezionale occasione per studiare i processi di colonizzazione di un ambiente naturale estremo da parte di specie animali e vegetali. Le condizioni estreme prima sconosciute nell’area hanno determinato, sull’Etna, lo sviluppo di specie endemiche. La distribuzione della vita nel paesaggio avviene in funzione delle fasce d’altitudine, dei microclimi caratteristici di ogni versante e della presenza umana. Tra i 1000 e i 1500 metri di altitudine abbondano i castagneti e i querceti; questi ultimi, nel versante ovest, più asciutto, sono maggiormente rappresentati dalle querce a foglia persistente quale il leccio, mentre nel versante orientale, più umido, ritroviamo le querce a foglia caduca come la roverella e il cerro. Salendo di quota la vegetazione forestale è caratterizzata dalla presenza della betulla (endemismo etneo), del pioppo che predilige la frescura degli impluvi, del pino e del faggio che sull’Etna realizza due primati, i popolamenti etnei sono quelli più meridionali d’Europa e contestualmente raggiungono le altitudini maggiori, fino ai 2300 metri. Tra le piante colonizzatrici delle quote più basse è da ricordare la Genista aetnensis, la ginestra dell’Etna, una specie endemica che all’inizio dell’estate colora di giallo le scure distese di lava con i suoi cespugli odorosi. Le specie pioniere ricoprono le rocce fino ai 2900 metri, a queste quote grande è la presenza di specie endemiche. Oltre c’è solo il cosiddetto “deserto vulcanico”, dove le forze primordiali dell’Etna regnano indisturbate. Anche la distribuzione della fauna è in funzione delle fasce d’altitudine. Il disboscamento e l’antropizzazione hanno causato la scomparsa dei grandi mammiferi come il daino, il capriolo e il lupo. Oggi l’istrice, il gatto selvatico, la martora, la volpe, la lepre e il pipistrello sono presenze comuni. Gli uccelli che abitano il parco sono l’aquila reale, il falco pellegrino, lo sparviero, la poiana, il gufo e il barbagianni.[/expand]

[expand title=”Testimonianze storiche”]
L’Etna è un vulcano attivo e le sue eruzioni vennero documentate nel corso dei secoli a partire dagli antichi Greci e Romani. L’immaginazione mitologica abitò il luogo di leggende di grande suggestione, ispirate dalle sorprendenti caratteristiche del paesaggio vulcanico: l’eccezionale altezza del cono vulcanico che protende il monte verso il cielo, la persistenza di nevi e ghiacci che coesistono con un fuoco perennemente ardente, la spettacolarità della fuoriuscita di lave, fiamme, ceneri e fumi cangianti, la violenza distruttiva del ‘gigante’ Etna. Sono i temi che compongono l’icona del Monte Etna e che ispirarono e colpirono tanto i poeti quanto i filosofi, gli storici, i geografi tra i quali: Eschilo, Empedocle, Pindaro, Tucidide, Platone, Aristotele, Posidonio, Diadoro Siculo, Strabone, Claudiano. Il primo trattato ‘scientifico’ sulle lave etnee è il poema latino Aetna,scritto nel I secolo a.C. e di incerta attribuzione – Virgilio, Lucilio, o altro autore sconosciuto. Ad osservare e studiare l’Etna poi si susseguirono intellettuali e accademici che registrarono le attività effusive e talvolta esplosive del vulcano siciliano. Tra tutti, sono da ricordare l’illuminista francese Deodat De Dolomieu, che, oltre alla Dolomiti a cui diede il nome, si dedicò all’Etna e ai vulcani delle Eolie. E poi Lazzaro Spallanzani, Sir Charles Lyell, Wolfang Goethe, Guy de Maupassant, il Canonico Giuseppe Recupero, ancora oggi considerato molto importante per gli studi scientifici sull’Etna, i fratelli Mario e Carlo Gemmellaro, Wolfgang Sartorius, Orazio Silvestri e, in epoca più recente, Alfred Rittmann e Haroun Tazieff.[/expand]

[expand title=”Il continuo monitoraggio del Monte Etna”]
Il Monte Etna è costantemente monitorato dalla comunità scientifica e oggetto di ricerche internazionali. Meta di visite di studiosi e appassionati da tutto il mondo, è un ‘parco didattico’ geomorfologico irripetibile che offre una straordinaria varietà tipologica tra colate, valli e grotte.[/expand]

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