Il Centro Storico di Urbino costituisce una testimonianza privilegiata e intatta della civiltà rinascimentale italiana; la sua eccellenza monumentale ed artistica venne realizzata tra il XV secolo e il XVI secolo, la stagione d’oro di Urbino, che da centro medioevale arroccato entro le mura divenne splendida capitale d’arte e cultura, ideale “città in forma di palazzo”.
[expand title=”Il paesaggio culturale e urbano del Rinascimento: la corte del principe illuminato”]
Nello scenario delle morbide colline marchigiane, Urbino è fasciata dalla cinta delle mura in cotto e la trama urbana trova il suo fulcro nella Piazza della Repubblica, tra vie strette e saliscendi. Ma è Palazzo Ducale il grandioso protagonista del tesoro urbinate, dove oggi ha sede la Galleria Nazionale delle Marche, che ospita capolavori del Quattrocento e del Cinquecento. Il palazzo è legato alla personalità storica a cui la città deve la sua fama, Federico da Montefeltro, che governò Urbino dal 1444 al 1482 ed incarna il perfetto esempio di principe umanista illuminato: abile condottiero, cultore e protettore delle arti, scaltro uomo politico, raffinato collezionista, umanista appassionato di geometria e matematica. Importanti maestranze vennero coinvolte nell’impresa di edificazione del palazzo, partendo dall’ampliamento di strutture preesistenti lungo Piazza del Rinascimento, tra cui la dimora di Guidantonio, padre di Federico. I lavori iniziarono nel 1459 sotto la guida del fiorentino Maso di Bartolomeo, durarono fino alla fine del secolo e vi intervennero anche altri architetti, quali Luciano Laurana – a cui si devono numerosi ambienti al piano nobile e i caratteristici torricini della facciata – Francesco di Giorgio Martini e Girolamo Genga. Uno degli ambienti più celebri di Palazzo Ducale è lo studiolo del duca, per il quale Federico commissionò una sublime collezione di dipinti e tarsie lignee con rappresentazioni prospettiche, per esaltare la funzione e il significato della sala, luogo privilegiato dell’attività intellettuale, dove egli si raccoglieva e conversava con i sapienti della sua corte.[/expand]
[expand title=”Quadreria, biblioteca, università”]
Il Palazzo Ducale ospitava una magnifica collezione di opere d’arte frutto della committenza di Federico, che attualmente è in parte esposta nelle sale del Palazzo, e in parte esposta alla Galleria degli Uffizi di Firenze, in quanto passò sotto l’egida fiorentina quando (1631) l’ultima discendente della casata, Vittoria della Rovere, sposò il granduca Ferdinando II de’ Medici ed il ducato di Urbino venne riassorbito nello Stato Pontificio. Federico creò anche una biblioteca eccezionale con quasi un migliaio di preziosi codici miniati, che in seguito vennero acquistati da papa Alessandro VII nel 1657 per la Biblioteca Apostolica Vaticana. Al figlio di Federico, Guidubaldo I da Montefeltro è da ricondurre la fondazione dell’università di Urbino, nel 1506, e il proseguimento del progetto politico paterno.[/expand]
[expand title=”Il mito di Urbino: “città in forma di palazzo””]
Grazie al mecenatismo di Federico di Montefeltro e di Guidubaldo, Urbino completò la sua trasformazione da borgo medievale a splendida corte principesca e centro d’attrazione per artisti e studiosi italiani e stranieri, tra i quali si annoverano Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Paolo Uccello, Melozzo da Forlì, Serafino Aquilano, i fiamminghi Giusto di Gand e Pedro Berruguete, i matematici e astronomi Jacopo da Spira e Paolo di Middelburg, Baldassarre Castiglione e Pietro Bembo, questi ultimi considerati personaggi di primo piano nella cultura del Cinquecento. Nel clima vitale e stimolante della corte ducale, compirono la loro prima formazione anche Bramante e Raffaello. La stagione d’oro di Urbino non fu lunga, poiché si trattava di uno stato di dimensioni limitate che non riuscì nel tempo a mantenere la sua forza di attrazione, tuttavia l’intensità delle esperienze e la qualità delle opportunità che la corte urbinate offrì tra Quattrocento e Cinquecento agli artisti dell’epoca alimentò la formazione del mito di Urbino rinascimentale, quale città ideale e esempio supremo delle corti italiane. Proprio ad Urbino, Castiglione e Bembo maturarono le proprie poetiche e convinzioni, diffondendo poi con le loro opere la fama della splendida Urbino.[/expand]