Il Sito di Aquileia, che consta della Basilica Patriarcale e dell’area archeologica, reca i simboli culturali ed architettonici di un’epoca che ha plasmato il mondo mediterraneo ed europeo. Dalla Romanità alla Cristianità altomedievale, tutt’ora c’è una parte ancora nascosta di eccezionale valore archeologico che gli scavi vanno a poco a poco restituendoci.
[expand title=”Da colonia a municipium: l’ascesa di una città romana fra le maggiori dell’Impero”]
Sorta sul sito di un insediamento di ascendenza venetica, cioè protoveneta, Aquileia fu fondata dai Romani nel 181 a.C. A quell’epoca venne concepita come avamposto difensivo, colonia latina in territorio veneto, baluardo ai confini nord-orientali dell’Impero. Nacque così quello che negli anni divenne uno dei principali centri urbani, fiorente in ogni aspetto della vita cittadina, eretto nel 90 a.C. al rango di municipium: i suoi abitanti ottennero i pieni diritti di cittadini romani. Nel IV secolo Aquileia ebbe il suo massimo splendore, con la realizzazione di grandiosi edifici pubblici (circo, terme, ecc.) e la costruzione, per volere del vescovo Teodoro, della chiesa paleocristiana da cui trarrà più tardi il suo sviluppo il complesso Patriarcale.[/expand]
[expand title=”La Basilica di Aquileia come straordinario esempio di stratificazione architettonica”]
Di non semplice datazione per via delle opere di costruzione e ricostruzione seguitesi attraverso i secoli, la Basilica sorge dove un tempo si trovava una casa romana. Su queste preesistenze, sorse il complesso ecclesiastico. Il nucleo originario paleocristiano della chiesa teodoriana, così detta perché sorta ai tempi del vescovo Teodoro, venne costruito tra il 314 e il 320 circa; copriva una superficie di circa 750 metri quadrati con pianta ad U: le due aule (Aula Nord e Aula Sud) parallele erano collegate da una terza trasversale pavimentata a cocciopesto. La pavimentazione a mosaico delle prime due aule costituisce una delle testimonianze più notevoli delle opere musive di età paleocristiana, e la struttura a forma rettangolare e senza abside è unica nel suo genere e tipica di Aquileia. Intorno alla metà del IV secolo il complesso fu notevolmente ampliato, assumendo all’inizio del V secolo la fisionomia di due basiliche affiancate, con quadriportico dinnanzi quella settentrionale e battistero esterno in asse con quella meridionale (corrispondente all’attuale). Ma la storia della città di Aquileia è spezzata in due dal passaggio devastante del popolo unno e del suo capo Attila, nel funesto anno 452. Da tale evento drastico si delineano un prima dell’antico splendore imperiale, e un dopo caratterizzato, a seguito del crollo di quel prestigio, da lenta rinascita e ricostruzione verso il secolo IX. La basilica meridionale sopravvisse e fu ristrutturata per volere del patriarca Massenzio, col fondamentale supporto finanziario di Carlo Magno. Una nuova fase di profondo rifacimento si deve al Patriarca Poppone (morto nel 1045), che riconsacrò la basilica nel 1031, dotandone l’abside di uno splendido ciclo di affreschi e costruì la torre campanaria, alta oggi 73 metri.[/expand]
[expand title=”Eccezionali testimonianze romane vengono alla luce”]
La prosperità e la potenza della città di Aquileia in epoca romana sono documentate dai lavori di scavo: case, infrastrutture idrauliche, luoghi dedicati al culto, al commercio e alla vita civica. Il porto fluviale risale al I secolo d.C. e costituiva un imponente sistema che dimostra il ruolo chiave di Aquileia come crocevia commerciale tra il Mediterraneo e l’Europa. Anche il foro romano, scavato negli anni Trenta e oggetto di un intervento di ricomposizione delle colonne nel 1935, è fra i tesori archeologici del sito e risale sempre al I secolo. Vi è poi un piccolo tratto di necropoli utilizzata tra I e IV secolo. Da questa loro sede originaria, alcuni materiali riscoperti sono stati trasferiti presso le sale del Museo Archeologico, tra i più importanti e interessanti per l’Antichità in Italia.[/expand]