Matera è una città millenaria scavata e costruita nella duttile roccia della Murgia. La sua origine è datata oltre 10.000 anni fa ed è annoverata tra le più antiche città del mondo. Matera, la città dei Sassi, crebbe dalla Preistoria come insediamento rupestre e aprì la via ad una modalità abitativa specifica: il vivere in grotta, che qui venne praticato con continuità, secolo dopo secolo, e si caratterizzò per la profonda compenetrazione tra intervento umano e contesto naturale. Il nucleo più antico della città è situato nella parte più elevata, la Civita, che assieme alle aree del Sasso Barisano e al Sasso Caveoso costituiscono la città storica. Matera assunse il suo volto assolutamente peculiare nel corso del Medioevo e si configurò come originale soluzione d’urbanistica rupestre. In tale contesto, le chiese in rupe sono numerose e contengono testimonianze d’arte sacra d’influenza bizantina e frutto del monachesimo medievale.

[expand title=”L’uomo e l’ambiente: la civiltà millenaria del vivere in grotta”]
Rupe, cava, cripta, grotta sono le parole chiave per addentrarsi nel dedalo straordinario costituito dal conglomerato urbano dei Sassi materani. In un ambiente naturale dove i corsi d’acqua e gli agenti atmosferici scolpirono gravine, forre, canyon e orridi vertiginosi nelle friabili rocce della Murgia lucana, l’uomo scelse la vita in grotta per soddisfare il bisogno di rifugio e di casa, per mettersi al riparo dagli elementi, per difendersi da nemici o predoni. E’ una  testimonianza di  un perfetto adattamento tra uomo e ambiente, poiché permise un eccezionale sfruttamento delle condizioni geomorfologiche locali e il massimo sfruttamento dello spazio. La presenza antropica si armonizzò mirabilmente con lo spazio selvaggio e trasformò in casa le cavità naturali che la natura aveva creato spontaneamente. A partire dalla sommità della Gravina, che venne poi denominata “Civita”, le abitazioni ipogee si diffusero in modo irregolare e inizialmente a gruppi sparsi, seguendo l’andamento orografico degli strati di roccia calcarenitica facilmente scavabili. La forma semplice della grotta era costituita da un vano di dimensioni variabili e a pianta tendenzialmente rettangolare con un soffitto a volta. Via via l’abitare in grotta, da scelta preistorica, si cristallizza nei secoli come forma edilizia peculiare di Matera, resistente e immutabile, di eccezionale valore culturale e antropologico. Le grotte sono una diversa dall’altra, per dimensioni, sviluppi e orientamento, seguono e penetrano le forme dei Sassi e col tempo divengono la base portante delle costruzioni che ad esse si sovrappongono. Si formano così nuclei che hanno uno sviluppo ipogeo sottostante ed uno sviluppo verticale con parti edificate: dove gli ambienti scavati in rupe reggono i livelli abitativi superiori, in una continuità e stratificazione costruttiva che si modella sulla conformazione orografica. A Matera, più che in qualunque altra città italiana, i manufatti si fondono e confondono con il paesaggio. L’integrazione con l’ambiente della Gravina propria delle case materane si compie, oltre che strutturalmente, anche grazie all’omogeneità dei materiali. Gli elementi edificati – murature, tetti, lastricati – sono realizzati con le stesse rocce di scavo dei vani ipogei, garantendo una uniformità sostanziale e cromatica sui toni del grigio e del bianco.[/expand]

[expand title=”L’immagine della città”]
La cifra estetica di Matera si gioca su una polarità antinomica tra caos e armonia. L’archetipo del labirinto si adatta a descrivere l’intrico di vie, vicoli, archi e terrazze della città storica, dove ogni elemento è connesso all’altro in sovrapposizioni bizzarre e sinuose. Almeno fino alle soglie della Modernità, lo sviluppo urbanistico di Matera fu privo di un piano programmatico, di un disegno razionale. Le abitazioni nei Sassi vennero realizzate sulla spinta dei bisogni dei gruppi famigliari, che seguivano tecniche empiriche e tradizionali, al di fuori degli stili e delle estetiche registrate dalla storia dell’arte. Tuttavia, il risultato fu straordinariamente armonico e sublime. I viaggiatori medievali che visitavano la città la paragonavano a un cielo stellato. L’immagine della città si maturò nell’età medievale, quando Matera appariva composta dalla Civita, posta sullo sperone roccioso svettante sulla Gravina e dai due nuclei laterali del Sasso Caveoso e del Sasso Barisano. I Sassi oggi si contrappongono alla parte nuova della città con le sue architetture otto e novecentesche, lineari e borghesi.[/expand]

[expand title=”Le Chiese rupestri”]
Con i suoi oltre 150 esempi di chiese in rupe, spesso affrescate o a bassorilievo, Matera è depositaria di un eccezionale patrimonio d’arte sacra che testimonia le varie stagioni storiche e culturali del territorio. L’abitudine materana della quotidianità in grotta determinò infatti anche i luoghi del culto, che si adattarono alla dimensione ipogea. Le chiese spesso sono a una sola aula, oppure hanno due o tre navate; talvolta sono interamente scavate nella terra, talvolta presentano una facciata edificata, ma l’elemento costante è una presenza capillarmente diffusa, tanto nei rioni urbani quanto nei piccoli centri rurali o sulle vie di collegamento tra i fondi agricoli e la città. Chiese, monasteri, santuari esibiscono una pluralità e una contaminazione di stili sia sotto il profilo cronologico che dal punto di vista della provenienza. Le prime chiese in rupe sono riconducibili alla cultura monastica medievale, a partire dall’VIII secolo. L’apporto legato alla cultura latina è individuabile accanto a testimonianze di evidente matrice “greca e orientale”, poiché Matera visse l’avvicendarsi di molte popolazioni – Longobardi, Normanni, Bizantini, Svevi, Angioini – che impressero il loro passaggio nelle forme dell’arte e del culto. Durante l’Alto Medioevo, e in particolare nel VII-VIII secolo, quando Matera entrò sotto la dominazione longobarda nel Ducato di Benevento, si insediarono nel territorio materano monaci benedettini che diffusero l’iconografia latina del cristianesimo monastico. Nei secoli medievali la città venne investita da ondate religiose di matrice bizantina (IX-X secolo): in fuga dai conflitti, giunsero dalle regioni d’Oriente eremiti e anacoreti che trovarono nell’altopiano materano lo spazio perfetto per la preghiera e la vita in solitudine. I monaci scavarono celle, realizzarono cisterne, fecero nascere nella roccia chiese semplici ma di grande suggestione che portavano impressa sulle pareti la cultura religiosa greco-orientale. Il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano o Parco della Murgia Materana  si articola nella città e nel territorio della Murgia Materana e tutela un paesaggio eccezionale per la presenza  di Chiese rupestri e villaggi preistorici, un paesaggio che è anima viva e storica testimonianza della civiltà rupestre nel bacino del Mediterraneo. Tra le chiese in città, si ricordano in particolare Madonna dell’Idris, il Convicinio di Sant’Antonio, la Chiesa di Santa Lucia alla Malve nel Sasso Caveoso; nel Sasso Barisano la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di San Pietro Barisano. Nella Civita, la Cattedrale e la Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Tra le Chiese al di fuori della città vi sono la Cripta di San Falcione, la Chiesa di San Vito, la Madonna della Croce, la Madonna dei Derelitti, la Madonna delle Vergini, la Madonna di Monte Verde. [/expand]

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