San Gimignano è uno dei simboli del Medioevo italiano, nota come “la città dalle belle torri” per le numerose torri gentilizie che ne disegnano il profilo urbano, la città si trova nel cuore della Toscana e intrattiene un virtuoso dialogo  con il paesaggio che la circonda. Visse il suo massimo splendore tra i secoli XIV e XV, divenendo un gioiello dell’urbanistica medievale e scrigno di capolavori artistici insuperabili. La città si è conservata intatta nel suo aspetto trecentesco, offrendo della sua epoca un’autentica e privilegiata testimonianza storica, architettonica e artistica.

[expand title=”Dalle origini al Medioevo”]
Posta in un territorio ricco di insediamenti etruschi, le origini della cittadina sono tuttora incerte. La tradizione narra di due giovani patrizi complici di Catilina che, per sfuggire alla punizione di Roma, si rifugiarono in Valdelsa dando vita a due insediamenti; uno di questi, Silva, originò San Gimignano. La realtà sembra essere diversa, il ritrovamento di alcune tombe di epoca ellenistica portano a collocare in questo periodo le origini della cittadina. La posizione elevata rende il colle di San Gimignano un punto strategico, dominante sulla valle circostante. Secondo la leggenda, la città prese il nome dal vescovo modenese che, con un miracolo, difese il borgo dall’esercito di Attila (che visse, però, molti anni dopo la morte del santo). La città iniziò a crescere nel corso del Medioevo, la prima testimonianza documentale è del 929, diventando un centro importante lungo la Via Francigena che portava i pellegrini del centro Europa a Roma. Inizialmente feudo del vescovo di Volterra, San Gimignano si costituì in libero comune nel 1199. I secoli del Basso Medioevo, nonostante aspre lotte politiche, furono per la città il momento di massimo splendore; la produzione di vino Greco e della famosa Vernaccia, il commercio di tessuti, il prestito di denaro ad usura, le attività agricole e la coltivazione dello Zafferano resero la città collinare uno dei centri più ricchi della Toscana. Questo grandioso periodo non durò a lungo; la pestilenza dei primi decenni del Trecento, che sterminò un terzo dei cittadini, e la crescita del potere di Firenze condannarono San Gimignano a una lenta decadenza. Questa improvvisa perdita di centralità, pur portando alla distruzione o allo scadimento di molti edifici e torri, permise la conservazione, fino a oggi, del centro storico di epoca comunale. Pochi e di modesta entità furono gli interventi architettonici successivi al Trecento.[/expand]

[expand title=”Le torri: simbolo di una città in crescita e in lotta…”]
Delle 72 presenti nel Trecento ne restano 14 e sono il simbolo della città. Sorte a partire dal X secolo le torri, dati gli ingenti capitali necessari per costruirle, sono l’emblema delle famiglie più ricche della città. L’aumento delle torri – ogni famiglia ne possedeva una – mostra la grande crescita di San Gimignano nel corso del Medioevo e il continuo confronto e la rivalità tra le famiglie più abbienti. Questi alti edifici, insieme alla nuova cinta muraria e alle grandi porte erano il simbolo di una città ormai ricca e definitivamente affermata nello scacchiere regionale. Le torri, che avevano principalmente scopo abitativo, ebbero inizialmente un’architettura molto solida e spartana: muri spessi in grado di garantire isolamento termico, pochissime aperture e una suddivisione interna atta a salvaguardare gli abitanti dal rischio di incendi (le cucine erano al piano più alto). Solo tra il XII e il XIII secolo, su modello dell’edilizia pisana, si iniziò a costruire strutture con grandi aperture e ballatoi in legno che ampliavano notevolmente lo spazio interno.[/expand]

[expand title=”Chiese, palazzi, edifici pubblici: il cuore artistico di San Gimignano”]
Alle torri, nel corso del Duecento, si affiancarono strutture di tipo palaziale. Il ritorno del mattone, usato ormai largamente, permise il parziale o totale abbandono della più costosa pietra. Sia i membri più facoltosi della società sia i rappresentanti del potere comunale si dedicarono alla costruzione di numerosi palazzi ispirati alle varie tradizioni che si stavano sviluppando nelle grandi città della Toscana (Firenze, Pisa, Lucca e Siena). Il Palazzo Comunale, costruito come sede del Podestà, raccoglie nella sua Pinacoteca dipinti di Pinturicchio, Filippo Lippi, Pier Francesco Fiorentino, Benozzo Gozzoli e la grandiosa “Maestà” di Lippo Memmi. Al pari delle architetture laiche, le Chiese svolsero un ruolo importante nel periodo medievale. Il Duomo, pregevole esempio di romanico toscano, raccoglie al suo interno opere di enorme valore. Nel corso dei decenni fu arricchito dal genio di alcuni dei massimi artisti del tempo: Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio, Bartolo di Fredi, Jacopo della Quercia e Taddeo di Bartolo. La Chiesa di Sant’Agostino raccoglie affreschi di Benozzo Gozzoli e Benedetto da Maiano oltre a opere del Pollaiolo, Pier Francesco Fiorentino e di Sebastiano Mainardi. Ma è tutta la collina a essere punteggiata di splendidi luoghi di culto, quasi tutti risalenti al Medioevo. Questo ricco patrimonio artistico e architettonico, superati i secoli della decadenza, diventò la chiave di volta per restituire la bellezza di San Gimignano al mondo. A partire dal tardo Ottocento, nel clima di esaltazione del periodo comunale che accompagnò il processo unitario, la città iniziò ad essere riscoperta. Dichiarata monumento nazionale nel 1929, è oggi universalmente riconosciuta e studiata come uno dei più grandi gioielli della Toscana.[/expand]

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