L’insieme delle architetture olivettiane, sorto tra il 1930 e il 1960, rappresenta l’espressione materiale di una visione nuova e moderna dei rapporti di produzione in risposta alla rapida evoluzione dei processi di industrializzazione degli inizi del Novecento diventandone un modello. Il valore complessivo del sito risiede nell’incontro tra la nuova capacità espressiva propria di queste architetture moderne e il riconoscimento del loro essere parte di un progetto economico e sociale esemplare che vede la fabbrica come un motore di ricchezza per le persone, per il territorio e per l’azienda stessa, insomma per tutta la comunità.
[expand title=”Architettura d’innovazione”]
Le architetture urbane – edifici, impianti, abitazioni, servizi, percorsi e luoghi di ritrovo – sono state pensate in modo armonico e funzionale e sono un esempio eccezionale della qualità della soluzione proposta e delle modalità di attuazione. Il modello di “Città Industriale del XX Secolo” trova il suo fulcro lungo l’asse di Corso Jervis, dove si verificano significative trasformazioni urbane e territoriali che vedono coinvolti architetti e urbanisti con un disegno ampio di progettazione della città.
Si parte dalle originarie Officine Olivetti del 1896 per passare ai successivi ampliamenti e collegamenti sorti fra il 1939 e il 1962, agli edifici che ospitavano il Centro Studi ed Esperienze e la Centrale Termica, a quelli della mensa, dei servizi sociali e dell’asilo nido, alle case del Borgo Olivetti e del Quartiere Castellamonte, ai due Palazzi Uffici e all’Unità Residenziale di Ivrea Centro.[/expand]
[expand title=”I Beni”]
Le costruzioni industriali
Le Officine I.C.O. costituiscono a oggi una delle prospettive urbane industriali del Novecento più note in Europa e sono il fulcro di “Ivrea, Città Industriale del XX secolo”.
La costruzione del blocco delle Officine I.C.O. copre un lungo arco temporale, dal 1898 al 1958; le Officine hanno ospitato la produzione Olivetti fino al 1955 e gli uffici e i laboratori fino al 1997 circa.
Un primo edificio, chiamato “Mattoni Rossi”, progettato da Camillo Olivetti, è parte del complesso originario e verrà completato da quattro ampliamenti.
Il primo ampliamento viene costruito tra 1934 e 1936 su progetto di Luigi Figini e Gino Pollini e vede coinvolto l’Ufficio Fabbricati industriali della fabbrica. La facciata dell’edificio presenta finestre a nastro e alla base dell’edificio una bassa fascia vetrata, che illumina il locale seminterrato di servizio. Il secondo ampliamento (1936-1939) è un corpo di fabbrica di tre piani caratterizzato dall’ingresso alla fabbrica e dalla facciata vetrata. Il terzo ampliamento (1939-1941) progettato nel momento della grande espansione della produzione prebellica della fabbrica, è caratterizzato da un nuovo corpo di fabbrica di tre piani e un piano seminterrato. La facciata è espressione del pensiero di Adriano Olivetti, secondo il quale il lavoratore non doveva essere separato dall’ambiente circostante, ma ricongiunto a esso attraverso le grandi vetrate, che permettevano sia l’ingresso della luce sia di fruire visivamente dell’esterno.
Il quarto ampliamento (1955-1958), detto Nuova I.C.O., è un edificio di tre piani caratterizzato da una pianta quadrata con all’interno un grande cortile e incorpora la struttura delle Officine Meccaniche Olivetti (OMO).
Fanno parte, inoltre, del complesso la Centrale Termica, realizzata su progetto di Eduardo Vittoria, l’Ex Falegnameria e il Centro Studi ed Esperienze Olivetti.
Quest’ultimo edificio ha ospitato all’origine i corsi di formazione per i disegnatori meccanici della Olivetti, un tassello fondamentale nelle politiche industriali e sociali dell’industria. Poi al suo interno trovarono spazio locali per uffici, con affaccio sulle terrazze, e le ampie sale destinate ai disegnatori.
Le costruzioni per i servizi socio-assistenziali
Centro dei Servizi Sociali
L’edificio, progettato da Figini e Pollini, corre parallelo alle Officine I.C.O. Il piano terra è caratterizzato da un portico costellato da pozzi di luce e tagli nella copertura ad aprire lo spazio verso il cielo. La variazione della luce e la disposizione della vegetazione concorrono alla costruzione di un’architettura aperta e trasparente per sottolineare, anche con la sua struttura, la natura pubblica della costruzione. L’edificio è percorribile su più livelli: dal piano terra, grazie alla presenza di scale e percorsi sopraelevati, si sale al primo piano che si affaccia interamente sull’ampio terrazzo a sua volta collegato da rampe di scale ai solarium; tutti spazi inizialmente pensati per essere aperti al pubblico.
I due corpi di fabbrica che lo compongono sono stati rispettivamente l’uno la sede della biblioteca e dei servizi sociali, l’altro dell’infermeria, ospitando nel tempo anche altre attività della complessa macchina dei servizi sociali della fabbrica, comprendente i servizi delle colonie e quelli del fondo di solidarietà interna Olivetti.
Asilo Nido
L’edificio è stato costruito tra il 1939 e il 1941 dagli architetti Figini e Pollini. Gli arredi interni sono stati progettati dall’Ufficio Tecnico interno della Olivetti, diretto in quegli anni dall’architetto Gian Antonio Bernasconi. L’edificio è ancora usato per i servizi all’infanzia gestiti dal Comune di Ivrea. Accanto all’edificio centrale, sulla collinetta vicina, si colloca l’area giochi dell’asilo, non percepibile dalla strada e raggiungibile attraverso una rampa che sale dal cortile interno dell’asilo: l’area era composta da un piccolo portico per il deposito dei giochi e per il riparo dalla pioggia, e da una pergola, una fontana, panchine e tavoli di pietra. Una piscina non profonda sul manto erboso completa l’area.
Mensa Aziendale e Circolo ricreativo
Nella parte retrostante il complesso delle officine, è collocata la mensa aziendale. Il progetto dell’edificio è di Ignazio Gardella (1953-1961), con la partecipazione, nelle fasi di progetto e di cantiere, dell’ingegnere di produzione Roberto Guiducci. L’edificio, immerso nel verde, era destinato ad accogliere nella sala comune fino a 1.600 persone, distribuendo fino a 9.000 pasti al giorno. Nel grande atrio di ingresso era possibile svolgere le diverse attività ricreative e culturali che integravano il tempo del lavoro quotidiano in fabbrica. Nelle sale superiori, infine, gli spazi erano destinati ad altri servizi, ai lavoratori o al riposo e alla lettura.
L’edificio quindi riveste un forte significato simbolico del ruolo che l’architettura viene ad assumere nel progetto di città industriale che si realizza a Ivrea nel secondo dopoguerra: ben distante da una mera strategia di immagine e da una ricerca solo funzionale e tipologica, il progetto di architettura si inserisce in un disegno sociale più vasto, insieme politico e industriale.
Gli edifici residenziali
Tra il 1926 e il 1976 l’Olivetti ha realizzato, anche in collaborazione con enti pubblici, più di 1.200 alloggi, 1.000 dei quali nella città di Ivrea.
Il primo nucleo è formato dalle case per operai di Borgo Olivetti, un insieme di case unifamiliari di due piani ciascuna, con un orto-giardino. Le case hanno uno stile formale tradizionale: tetti a falde, pareti intonacate decorate con motivi floreali, disposizione simmetrica delle aperture, finestre dotate di persiane.
Le case per operai rappresentano una testimonianza della cultura di fabbrica promossa prima da Camillo e poi da Adriano Olivetti.
La Casa popolare di Borgo Olivetti è stata tra i primi esempi in Italia di edilizia popolare finanziata interamente da un’azienda e il primo di un più vasto programma edilizio nazionale lanciato dall’Istituto
fascista per le case popolari, nel quale l’Olivetti ha partecipato attivamente. Il parallelepipedo
presenta una composizione formale riconducibile alle figure geometriche semplici dell’architettura
moderna degli anni Venti e Trenta.
Con le stesse finalità sono da segnalare le case per famiglie numerose, le case quattro alloggi, l’edificio 18 alloggi sempre caratterizzate da volumetrie lineari.
Completano l’aera residenziale le Case per dirigenti, un nucleo composto da sei case unifamiliari a un piano, realizzate su progetto di Marcello Nizzoli e Gian Mario Oliveri tra 1948 e 1952, e l’Unità Residenziale Ovest, progettata nel 1968 da Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola sulla sommità della collina che caratterizza l’area. L’Unità Residenziale Ovest, meglio nota agli abitanti e ai visitatori di Ivrea con il nome di “Talponia”, doveva ospitare i dipendenti Olivetti residenti temporaneamente a Ivrea.
L’edificio è costruito ai margini del parco di Villa Casana e sfrutta il terreno in declivio creato artificialmente per realizzare un complesso su due piani a pianta semicircolare. La sua pianta è completamente interrata ed è lunga circa 300 metri. L’edificio è composto da 13 alloggi duplex e 72 alloggi simplex.[/expand]