I Longobardi erano un popolo germanico di origine scandinava stanziatosi in territorio cristiano e convertitosi al cristianesimo; assimilarono i valori materiali e culturali ereditati dal mondo Romano. Essi furono in contatto anche con le realtà bizantine, ellenistiche e mediorientali, rappresentando un fenomeno unico per le sue peculiarità monumentali, stilistiche e, più in generale, culturali. I luoghi del potere dei Longobardi in Italia sono l’eco e il simbolo di quel popolo, prezioso tesoro di quella che fu una delle più importanti radici dell’Europa medievale e del mondo cristiano occidentale.

[expand title=”Uno straordinario fenomeno di integrazione e sintesi culturale”]
Quando, nel 568, i Longobardi entrarono nella penisola italiana condotti da re Alboino, quel che trovarono furono i resti materiali, a livello di strutture, e immateriali, a livello di tradizioni istituzionali ed eredità culturale, del mondo romano decaduto. Trovarono altresì un territorio che presentava molte caratteristiche positive, sia dal punto di vista fisico e climatico sia per la sua funzione di crocevia tra Oriente e Occidente. Uno spazio, dunque, intrinsecamente ricco di vantaggi, che la popolazione Longobarda seppe sfruttare dal Nord al Sud, lasciando tracce di notevole rilevanza monumentale e stilistica nonché un apporto fondamentale nell’Alto Medioevo. Il processo di integrazione sul territorio e con le genti e l’innestarsi di una serie di novità di matrice germanica, furono il collante che garantì nella storia una certa continuità tra l’Età Antica e il Medioevo: una specie di rete grazie alla quale fu possibile il configurarsi di una cultura che, con termine moderno, si potrebbe definire “creola”. Una commistione nata da due ceppi, l’Antichità e Roma con il mondo germanico, dalla sintesi delle spoglie dei primi due con il nuovo vigore di quest’ultimo. Una delle manifestazioni pratiche di tale fenomeno di integrazione e sintesi fu l’uso che i Longobardi fecero dei resti, il reimpiego di materiali lapidei e architettonici più antichi derivanti da necropoli o edifici abbandonati, soprattutto di epoca romana. Nei luoghi dove si insediarono, i Longobardi trovarono molte risorse di questo tipo e di esse procedettero al riuso, talvolta, come nel caso del castrum di Castelseprio, in modo conservativo rispetto alla funzionalità (riutilizzarono le strutture della fortificazione per la medesima funzione), talaltra in modo innovativo, come nel caso dell’utilizzo delle antiche lastre marmoree del Tempietto di Cividale del Friuli, poste a pavimentazione del presbiterio. Un’opera dunque, l’architettura e l’arte decorativa longobarda, all’insegna del rispetto e dell’emulazione della cultura precedente, simbolo e istanza di armonia tra passato e presente.[/expand]

[expand title=”Espressioni di originalità che arricchiscono l’Italia da Nord a Sud”]
Una particolare rilevanza stilistica hanno le decorazioni longobarde che, come il reimpiego di materiali di età precedente, furono un’opera segnata al contempo da continuità e innovazione: continuità per via del ricorso ai modelli e alle maestranze della tradizione romano-bizantina, e innovazione perché gli apparati decorativi dell’intervento longobardo furono il risultato di una nuova combinazione di quelle tecniche e di quei modelli. Le decorazioni del complesso bresciano di San Salvatore – Santa Giulia sono di grande valore in questo senso, poiché sono fra le meglio conservate dell’epoca (insieme a quelle del Tempietto di Cividale del Friuli), e anche perché gli stucchi delle parti architettoniche e gli affreschi sono un’opera eclettica che combina in modo unico varie tradizioni: quella romana, quella bizantina, quella ellenistica e quella germanica. Anche al centro-sud, in quella parte di luoghi del potere che viene denominata Langobardia Minor, si trova un caso significativo: la Chiesa di Santa Sofia a Benevento ha un apparato pittorico del tutto originale, la cui forza espressiva e vivacità naturalistica testimoniano la specialità dell’arte longobarda.[/expand]

[expand title=”L’architettura longobarda: eterogenea e simbolica”]
Il territorio italiano si presentò ai Longobardi impoverito a causa delle guerre e disintegrato dal punto di vista istituzionale e politico per mancanza di un’autorità centrale. Anche per quanto riguarda le opere architettoniche la storia longobarda lasciò un segno importante disseminando la penisola di un forte e rinnovato spirito di sintesi tra il mondo romano e l’epoca altomedievale. Anche da questo punto di vista ebbe molta rilevanza, specialmente ideologica, il reimpiego dei resti delle strutture romane. I Longobardi erano un popolo privo di cultura e tradizione architettoniche e non avevano dimestichezza con tecniche e materiali di costruzione in pietra, dunque quando si stabilirono preferirono risiedere nelle campagne, in costruzioni di materiale deperibile come capanne. I loro interventi architettonici, di cui oggi non restano che i luoghi di culto entrati nel Patrimonio Mondiale, furono di varia tipologia e funzione, ma tutti accomunati da una certa uniformità di visione, una visione ancora una volta improntata all’integrazione con la cultura classica presa in eredità. Prima attraverso l’imitazione e poi attraverso la contaminazione i Longobardi realizzarono uno stile caratteristico e posero le fondamenta della nuova cultura europea.[/expand]

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