[expand title=”Valore geologico. Un viaggio nel tempo: la nascita delle Dolomiti e la storia della Terra”]
Il valore geologico delle Dolomiti risiede nella loro capacità di raccontare un brano importante della storia del nostro pianeta e svelare come si sono evoluti la Terra ed il clima negli ultimi 300 milioni di anni. Per ricostruire i processi che fecero nascere la Dolomiti bisogna fare un salto all’indietro nel tempo, e risalire precisamente al Permiano (280 milioni di anni fa), quando ai margini della Pangea si trovava un golfo marino, la Tetide, sulla costa del quale iniziarono ad originarsi le rocce dell’area dolomitica grazie a depositi sedimentari e attività vulcaniche; si formò un mare tropicale (Triassico, 250 milioni di anni fa) che per più di 8 milioni di anni rimase abbastanza stabile e nel quale si trovavano atolli, lagune e coni vulcanici. A partire da 240 milioni di anni fa, un gran numero di organismi (coralli costruttori) fecero crescere gli atolli e abbassare il livello del mare dando vita ad un arcipelago di isole, con uno scenario molto simile alle odierne Maldive. I fossili vegetali che risalgono al periodo (databili 230 milioni di anni fa) testimoniano la presenza di foreste tropicali. Ecco perché le Dolomiti vanno pensate come un grande arcipelago fossile, unico al mondo. Per milioni di anni tali grandi scogliere coralline crebbero, per poi essere sommerse da lave e tufi di attività vulcaniche; quindi una serie di sconvolgimenti geologici ripristinò le condizioni favorevoli alla crescita di un nuova generazione di scogliere coralline, dove si svilupparono diverse specie di bivalvi e pesci. Successivamente (Norico, 228 milioni di anni fa) il mare si alzò e provocò ripetute piene, depositando per oltre mille metri strati di fanghi carbonatici (Dolomia principale) sulle zone pianeggianti dove proliferavano praterie di alghe. Con le cicliche sedimentazioni marine e terresti, si formarono aree piane e fangose nelle quali comparvero alcune specie di rettili. Dal Giurassico inferiore (210 milioni di anni fa), iniziò l’abbassamento progressivo del mare, che fece inabissare la regione dolomitica, sulla quale si depositarono ulteriori sedimenti pelagici. Un simile ambiente, caratterizzato da forti correnti oceaniche, era abitato da ammoniti, grandi molluschi riconoscibili per la conchiglia a spirale piatta, i cui fossili oggi si trovano entro strati di roccia di colore rosso (Rosso ammonitico). Alla fine del Cretacico (65 milioni di ani fa), si attuò l’orogenesi, ovvero la nascita della catena montuosa delle Alpi nello scontro fra Africa ed Europa, per corrugamento e innalzamento. Nell’area dolomitica questi violenti movimenti tettonici tuttavia si compirono in modo particolare perché, i grandi corpi sedimentari riuscirono a preservarsi nelle loro sequenze. Ora si può comprendere come nelle rocce delle Dolomiti sia scritta la loro “biografia”, che gli scienziati continuano ad interrogare, per studiare il passato e avanzare ipotesi sul futuro.[/expand]
[expand title=”Valore geomorfologico. Varietà nelle forme, nei colori, nella composizione delle rocce delle Dolomiti”]
Le Dolomiti possiedono un eccezionale valore geomorfologico e costituiscono un’area geografica caratterizzata da una estrema varietà di componenti e forme rocciose: si passa da pareti verticali alte anche 1600 metri, a gole profonde dai 500 ai 1500 metri. Sono poco meno di 100 le vette dolomitiche che misurano oltre 3000 metri di altitudine, e ghiacciai di modeste dimensioni e nevai perenni si trovano a quote relativamente basse. L’area inclusa nel riconoscimento si estende per una superficie pari a 141.903 ettari. Come in un immenso laboratorio a cielo aperto, è possibile individuare le differenti tipologie rocciose, come ad esempio le chiare pareti calcaree in dolomia stratificata, gli scuri depositi di natura vulcanica, o quelle rosse ricche di ferro. Il nome dei nove sistemi montuosi iscritti nel 2009 alla Lista del Patrimonio Mondiale proviene dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, il quale per primo individuò e analizzò, nel 1789, una delle caratteristiche componenti minerali del luogo, la dolomia o dolomite, composto carbonatico di origine corallina, che si presenta come roccia chiara calcarea, dalla struttura cristallina.[/expand]
[expand title=”Valore estetico e paesaggistico. I Monti Pallidi nella cultura del paesaggio”]
Il tratto paesaggistico tipico delle Dolomiti è formato dalle morbide fasce verdi dei boschi prima e delle praterie poi, dalle quali si alzano le cime rocciose mastodontiche e inconfondibili. Per la composizione chimica delle rocce, le Dolomiti intrattengono con la luce un particolare legame, che prende il nome di Enrosarida (dal ladino dolomitico enrosadöra e rosadüra, ‘il farsi di colore rosa’ – Dizionario Zingarelli). L’Enrosarida è quel fenomeno naturale che colora di oro, rosa, rosso, arancio e viola le vette dolomitiche all’alba e al tramonto, quando il cielo sereno è acceso dai primi o dagli ultimi raggi del sole. Anche la luce della luna gioca con le Dolomiti, donando loro uno splendore ultraterreno. Con il sole allo zenit invece, le Dolomiti divengono ‘pallide’, quasi evanescenti, tanto che la tradizione popolare le ha chiamate i Monti Pallidi, che cattura in un nome che sa di fiaba un insieme di qualità geologiche e geomorfologiche. Il “paesaggio dolomitico” rappresenta l’archetipo universale di uno specifico paesaggio montano, i cui tratti salienti sono la varietà di forme e di colori. Nel corso del xix secolo, iniziano le esplorazioni scientifiche che producono le prime guide e illustrazioni, mentre il genio romantico si appassiona alla loro grandiosità collocandole nella sfera del “sublime”. La letteratura di viaggio ottocentesca alimenta, assieme ai primi testi divulgativi scientifici di Leopold von Buch e Alexander von Humbolt, il mito delle Dolomiti come teatro naturale di impareggiabile bellezza, e ne diffonde la fama nel mondo. Con i volumi The Dolomite Mountains, di J. Gilbert e G.C. Churchill (1864) e la guida The Eastern Apls, di J. Ball (1868) si rende universale e condivisa la denominazione ‘Dolomiti’, anche nella cartografica ufficiale. Nell’immaginario popolare, le Dolomiti si affermano sotto il segno del gigantismo epico, e, grazie ai volumi geometrici degli edifici carbonatici, le pale, le torri e i campanili spontanei delle Dolomiti si tramutano in vestigia di mitiche civiltà perdute.[/expand]