La Villa Romana del Casale di Piazza Armerina

La Villa romana del Casale situata a pochi chilometri da Piazza Armerina costituisce un esempio eccezionale di villa tardo imperiale e la sua unicità è dovuta ai vasti e splendidi mosaici (IV secolo d.C.) che decorano molti degli ambienti e che possiedono una qualità artistica di altissimo livello. La Villa con il suo tesoro musivo testimonia le abitudini di vita della classe dominante romana e delle influenze reciproche tra le culture ed i circuiti economici del Mediterraneo antico – tra compagine romana e nordafricana.

[expand title=”L’identità del Sito attraverso i secoli”]
Il Sito oggi è gestito dal Servizio Museo Regionale della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina e le campagne di scavo hanno svelato l’intero arco cronologico di occupazione della zona. La Villa tardoromana venne impiantata su di un preesistente casale rurale (I-III secolo d.C) che probabilmente aveva la funzione di gestire appezzamenti agricoli circostanti e che possedeva dei bagni – segno che indica l’appartenenza dei proprietari al ceto aristocratico. Forse distrutto da un terremoto all’inizio del IV secolo d.C., la casa venne soppiantata dalla lussuosa struttura tardoimperiale. Era situata nella valle del fiume Gela alle pendici del Monte Mangone, in una posizione strategica rispetto agli assi viari dell’isola, in prossimità del collegamento tra Catania e Agrigento. La Villa romana visse un periodo di intenso splendore, come nobile residenza di campagna e come centro amministrativo di rilievo anche per i traffici locali e per il controllo di un vasto latifondo (massa di Sofiana), nel quadro delle proprietà fondiarie aristocratiche della Sicilia tardoantica. In epoca bizantina e altomedievale, la Villa continuò ad essere abitata (V-VII secolo); sono allo studio i reperti ceramici ritrovati e alcune tombe del periodo individuate nei pressi del Sito; a questa fase risalgono alcune fortificazioni difensive e interventi di modifica e consolidamento di alcune strutture, segno che parte delle attività produttive vennero trasferite all’interno. In età medievale un grande borgo rurale si sviluppò sull’area della Villa, e a sud e a nord di essa. Anche, nel periodo arabo-normanno (X-XII secolo), i reperti confermano il perdurare del sito come emporio e centro agricolo. Nella seconda metà del XII secolo, si verificò una devastazione profonda del sito. Ma tra il XIV e il XV secolo si ha notizia di un centro agricolo di nuovo sorto nell’area e noto con il nome di Casale, da cui proviene l’odierna denominazione dell’area archeologica. Seguirono poi danneggiamenti ulteriori e alluvioni che determinarono l’abbandono definitivo dell’antico insediamento romano assieme alle successive stratificazioni tardoantiche e medioevali.[/expand]

[expand title=”Il recupero della Villa”]
La conservazione dell’eccezionale apparato musivo della Villa tardoimperiale è in parte dovuto ad alluvioni e smottamenti che coprirono di fango molte zone del complesso. Dal XIX secolo iniziarono i primi scavi sporadici, che accesero la curiosità di eruditi e appassionati d’arte antica e causarono anche il trafugamento di numerosi reperti. Fino all’inizio del Novecento, i contadini della zona ancora sfruttavano alcuni resti della villa come basamenti per edifici agricoli. In seguito le campagne scientifiche di scavo si intensificarono fino a culminare con il recupero ed il restauro diretto da Gino Vinicio Gentili tra gli anni ‘50 e ‘60. Nei decenni successivi, furono intraprese diverse campagne archeologiche volte ad assicurare la conservazione e la fruibilità dell’importante patrimonio d’arte antica, e vennero avviati progetti scientifici per chiarire il quadro dell’area nelle epoche seguenti all’età tardoimperiale; gli studi sono ancora in corso.[/expand]

[expand title=”La struttura della palatium”]
Gli studiosi sembrano concordare che la Villa romana del Casale venne edificata in un tempo relativamente breve e cioè i primi due decenni del IV secolo d.C. e fu il risultato di un progetto unitario, sia sotto il profilo architettonico che decorativo. Il complesso della Villa si articola in molteplici ambienti pubblici e privati e si sviluppa su terrazzamenti per adattarsi al pendio naturale del terreno su cui si trova. Sono riconoscibili, secondo la lettura di Salvatore Settis, quattro nuclei strutturali: l’ingresso monumentale, con l’arco onorario a tre passaggi coperti a volta, ornato di fontane e che introduce ad un atrio porticato; il corpo centrale, con gli ambienti attorno al peristilio quadrangolare dal grande giardino con fontana centrale; le terme; l’aula triloba (con funzione di triclinio) e il peristilio ovoidale dove avvenivano i ricevimenti per gli ospiti di rango più elevato. Una lettura della pianta della Villa permette di comprendere l’armonia degli elementi che nelle loro asimmetrie si controbilanciavano l’uno con l’altro e realizzavano un complesso maestoso e interconnesso da corridoi e colonnati e reso nobile da vasche, fontane, statue, mosaici e decorazioni in opus sectile, cioè pregiatissimi intarsi marmorei tipici delle ville aristocratiche romane. La Villa romana del Casale ha un carattere eccezionale perché da un lato segue la tradizione delle ville imperiali presentando analogie con altre ville romane nel bacino del Mediterraneo, dall’altro invece possiede soluzioni assolutamente inedite e originali. Gli ambienti di rappresentanza e con funzioni cerimoniali formavano un itinerario che partiva dalle strutture di ingresso, attraversava il grande peristilio e portava alla basilica, l’ampia aula absidata che era la sala pubblica più nobile per i ricevimenti e dominava l’intero complesso.[/expand]

[expand title=”I mosaici della Villa romana: temi e interpretazioni”]
I mosaici della Villa romana del Casale presentano stili diversi e sono opera di maestranze africane. Diffusi sono i motivi geometrici e le scene decorative, che esaltano la ricchezza dei frutti dei raccolti e in cui sono presenti eroti vendemmianti e pescatori. Poi ci sono medaglioni mosaicati con scene ornamentali, come quelli di argomento amoroso e quadri figurati sul tema delle stagioni; scene ‘acquatiche’ con amorini, barche e creature marine adornano gli ambienti delle terme, con raffigurazioni realistiche ad esempio di massaggi o del cambio di indumenti. Tra i mosaici di tipo realistico che raccontano gli usi delle classi romane tardoimperiali più privilegiate, vi sono gli innumerevoli quadri sul tema sportivo e spettacolare: come la corsa delle quadrighe nella palestra e altre scene di gare – tra cui anche il circo dei bambini e la caccia dei bambini – e poi maschere, musici e attori. Tali rappresentazioni, vogliono evocare i luoghi romani del divertimento: l’antiteatro, il circo, lo stadio. Sono gli spazi dove attraverso i giochi si manifestava la magnificenza dell’imperatore, dove l’augusto veniva celebrato e si partecipava del suo trionfo. Allo stesso tempo, poiché tali spazi pubblici non erano fisicamente presenti nella Villa, che era una residenza di campagna, ai mosaici era affidato il compito di richiamare nelle immagini quei luoghi monumentali che caratterizzavano la capitale, Roma. E così, nella stessa prospettiva e con la medesima funzione evocativa e celebrativa sono da interpretare i mosaici sul tema della caccia. Vi è la Piccola Caccia con la cattura di cervi, lepri, cinghiali e uccelli e un sacrificio a Diana. Formidabile è il celebre mosaico della Grande Caccia che si dispiega nell’ambulacro, il corridoio davanti alla basilica, e che offre un catalogo di cacce di animali esotici e bestie selvagge con una tecnica straordinaria sia cromatica che compositiva. La rassegna di animali esotici della Grande Caccia è raffigurata nel contesto dei vari paesaggi delle province dell’impero ed è stata interpretata come rappresentazione geografica sistematica. L’approvvigionamento di fiere provenienti da ogni parte del mondo conosciuto era inoltre uno dei compiti dei prefetti di Roma per allestire i ludi venatores nella capitale. Tigri, pantere, elefanti, struzzi erano conosciuti nel mondo romano dei giochi e degli spettacoli, ed in particolare l’elefante era simbolo dell’apoteosi imperiale. Inoltre, le fiere selvatiche – comprese quelle fantastiche come tritoni, centauri e grifoni presenti nei mosaici – possono essere interpretate come metafora della componente ferina e istintiva dalle natura umana che va soggiogata e vinta. Infine i mosaici su tema mitologico offrono una selezione di miti che ruotano attorno ad Ercole, quale eroe maggiore della Villa. Accanto alle scene delle fatiche di Ercole, compaiono anche scene con il mito di Arione che doma le creature marine, e di Orfeo che invece incanta con la musica gli animali terrestri. E poi Ulisse che inganna Polifemo, Bacco in trionfo ed Eros che vince Pan. Come considerazione complessiva del programma iconografico della Villa, è stata avanzata l’ipotesi che il tema della caccia sia coerente con i temi dei miti e che entrambi simboleggino la vittoria sulle passioni umane grazie alla forza, all’astuzia e alla cultura, virtù in possesso del dominus della Villa.[/expand]

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