Con l’inconfondibile forma – base centrale bianca e tetto conico grigio – i Trulli possiedono un forte valore culturale e sono unici in tutta Europa: con i Trulli giunge fino a noi la testimonianza di una tipologia architettonica preistorica che sopravvive e continua a essere funzionale ai giorni nostri.
[expand title=”Dalla Valle d’Itria un tesoro della tradizione”]
Il luogo noto oggi come Alberobello prende tale toponimo in epoca medievale, dal latino sylva arboris belli, nome legato ad una battaglia o ad un agguato avvenuto nella zona. A partire da un originario e poco conosciuto insediamento protostorico, a cui è possibile far risalire i primi esempi di costruzioni sul modello del tholos (piccola tomba coperta circolare), l’architettura del trullo si sviluppa nei secoli. Attorno al Mille si formano le aree abitate di Aja Piccola e Monti che nei secoli sono divenute parti del più ampio aggregato di Alberobello. Alberobello fu un possedimento feudale facente capo alla famiglia Acquaviva fino al 1797 quando questo piccolo centro urbano, per volere della comunità che contava già oltre 3.500 abitanti, ottenne dal re di Napoli Ferdinando IV il titolo di vera e propria città. Qui si è applicata in larga scala la costruzione dei Trulli, perciò a buon diritto vi si dà il titolo di “città dei trulli”: ve ne sono più di 1.600, di cui circa 1.030 ad Aja Piccola e circa 590 a Monti.[/expand]
[expand title=”Il Trullo: il legame tra architettura e ambiente”]
Come in un grande quadro vivente, i Trulli prendono posto nel contesto naturale e danno luogo a un paesaggio di notevole bellezza che oggi viene preso ad esempio anche per quanto riguarda temi di eco-sostenibilità. In generale la tecnica appartiene al tipo di costruzione di muri a secco, ovvero senza cemento. In particolare i Trulli furono edificati direttamente sulla nuda roccia naturale sottostante, usando come materie prime i massi di pietra calcarea raccolti nei campi vicini e dai bacini d’acqua nella zona. Il fascino di queste abitazioni a pianta quadrata e sommità conica, tuttora attive e funzionanti per la vita quotidiana, è dato sia dal loro aspetto esteriore che dall’organizzazione dello spazio all’interno. I muri sono doppi e creano stanze di forma rettangolare con piccole finestrelle. Caminetti, forni, nicchie e alcove sono tutti incassati nello spessore delle pareti, e sulla cima del tetto, ottenuto da lastre di pietra grigia chiamate chianche o chiancarelle, si trova spesso un pinnacolo decorativo apotropaico e augurale (ad esempio per un buon raccolto), testimone di un tempo in cui tra uomo e ambiente naturale vi era un legame simbolico, una comunicazione non verbale fatta di gesti e ritualità. A prima vista si rimane colpiti dal modo in cui il grigio della pietra si staglia sul tipico cielo azzurro di questa regione della Puglia, un contrasto arricchito anche dalla partecipazione cromatica della terra rossa della Murgia: impossibile non cogliere l’eccezionale carattere di queste costruzioni e non rispondere alla curiosità di fare capolino all’interno di una di esse. La curiosità spinge a scoprire quali sensazioni si hanno da dentro quella cupoletta che, da una parte sembra riprodurre la simbolica rotondità della volta celeste, e dall’altra va a rappresentare immediatamente nell’immaginario l’idea del focolare domestico, dell’intimo raccoglimento che da secoli l’uomo chiama casa.[/expand]