Roma, Caput Mundi. In questa semplice espressione è racchiusa la grandezza della città. Centro di uno dei più grandi imperi del mondo antico, cuore della spiritualità cristiana, crocevia di artisti e intellettuali dalla classicità al Novecento; Roma è senza dubbio la città più conosciuta al mondo. Un insieme immenso e unico di strade, palazzi, chiese e siti archeologici in cui sono racchiusi tre millenni di civiltà.
[expand title=”Estensione del Sito”]
Il Centro Storico di Roma è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1980, durante i lavori della IV sessione della Commissione tenuti a Parigi. Nel 1990, a seguito della richiesta della Santa Sede di allargare il sito anche ai beni extraterritoriali di sua proprietà e alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, l’ICOMOS sancisce l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale del Sito con la nuova denominazione: Il Centro Storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella Città e San Paolo fuori le Mura. Il territorio iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale comprende l’intero Centro Storico della città compreso all’interno della cerchia delle Mura cittadine del XVII secolo, nonché il complesso della Basilica di San Paolo fuori le Mura. L’area include specificatamente tutti i rioni storici con la sola esclusione di una parte dei rioni Borgo e Prati. La superficie totale del sito iscritto è di 1.468,17 ettari dei quali 1.430,8 relativi alla parte italiana (Centro Storico di Roma) e 38,9 di competenza della Santa Sede.[/expand]
[expand title=”La Città Eterna, una panoramica generale”]
Roma è uno dei centri storici più estesi, eterogenei e intensamente stratificati del pianeta, poiché racchiude straordinarie aree archeologiche innestate all’interno del tessuto urbano secolare a formare un insieme unico al mondo. Fondata, secondo la leggenda, da Romolo e Remo nel 753 a.C. sulle sponde del fiume Tevere, Roma è stata dapprima il centro della Repubblica Romana, poi dell’Impero Romano ed è diventata la capitale del mondo cristiano nel IV secolo. Alla Roma Antica, infatti, a partire dal IV secolo succede la Roma Cristiana e successivamente quella dei Papi, da Niccolò V (1447-55) a Pio IX (1846-78). La città cristiana si stratifica su quella antica usando spazi, edifici e materiali. Dal XV secolo i Pontefici promuovono un profondo rinnovamento urbanistico della città e della sua immagine attraverso il Classicismo Rinascimentale prima e il Barocco poi. Nella sua area centrale è presente un patrimonio di beni culturali che per qualità, quantità e densità non ha eguali in nessuna altra città d’Italia. Un patrimonio di beni materiali che include sia una vastissima serie di aree e di singoli siti archeologici, sia un’ingente quantità di illustri beni storico-monumentali – di proprietà pubblica e privata – delle più diverse tipologie: dalle dimore e ville storiche, agli elementi di difesa e di controllo strategico del territorio (torri e fortificazioni), ai beni legati alle pratiche del culto (chiese, conventi, monasteri), agli spazi pubblici (strade, piazze e giardini). Il Sito UNESCO è condiviso tra lo Stato Italiano, per il centro storico di Roma, e la Santa Sede cui fanno capo alcuni beni con caratteristiche di extraterritorialità, tra i quali il complesso di San Giovanni in Laterano, quello di Santa Maria Maggiore, il Palazzo della Cancelleria, la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Roma svolge la funzione di capitale dello Stato Italiano, con la presenza dei Ministeri e degli organismi di governo, ed essendo anche una città tra le più famose al mondo per il suo ingente patrimonio culturale, monumentale e archeologico, è visitata ogni anno da milioni di turisti.[/expand]
[expand title=”Dalle origini all’Impero”]
Roma sorse in una posizione molto favorevole. Una vasta area collinare, un largo fiume in procinto di sfociare nel Tirreno e una piccola isola (Isola Tiberina) che ne agevolava il guado facilitarono l’insediamento delle prime comunità. Originariamente sparsi sulle cime del Septimontium, salubri e naturalmente difese, i primi insediamenti iniziarono a convergere in un’entità urbana a partire dal IX secolo a.C. La presenza di un confine naturale – il Tevere, che divideva la cultura Laziale da quella Etrusca – e di un facile passaggio sul fiume sostennero la crescita economica e commerciale dell’area che nel corso dell’VIII secolo a.C. iniziò a costituire un unico centro attorno al Palatino. Il mito della nascita di Roma (753 a.C.) trova origine nella fine di questo lento processo di assimilazione in una singola città di centri più piccoli. La città iniziò un periodo di progresso accompagnato da una graduale crescita di istituzioni e infrastrutture. La presenza per lungo tempo di una dinastia etrusca favorì interventi di edilizia pubblica e militare che trasformarono la città; i primi grandi centri cultuali come il tempio dei Càstori, i drenaggi delle principali aree vallive, la costruzione della prima cinta muraria e la divisione dei cittadini prima in Gens e poi in Tribus mutarono la condizione di Roma da piccola realtà a centro urbano pienamente strutturato. Le grandi trasformazioni dell’Età Regia posero le basi per i grandi sviluppi dei secoli successivi. Il declino della potenza etrusca e lo scontro tra il ceto patrizio e i re favorirono, nei primi anni del VI secolo, il passaggio alla Repubblica. Roma iniziò una lenta ma quasi inarrestabile espansione. Tra VI e III secolo, con alterne vicende, Roma impose il suo domino su tutta la Magna Grecia e su gran parte dei popoli dell’Italia centrale. Alla fine di questo processo espansivo, sconfitta anche la minaccia portata da Pirro, Roma si ritrovò padrona di tutta la penisola. In poco più di un secolo, sconfitta definitivamente Cartagine dopo tre guerre vittoriose, Roma divenne la potenza più importante del Mediterraneo. Tra la sconfitta dei cartaginesi e la crisi della Repubblica la potenza romana si espanse in Spagna, Francia meridionale, Grecia e sulle coste dell’Asia Minore conquistando tutte le coste del Mediterraneo tanto da poterlo definire Mare Nostrum, il nostro mare. Questo lungo processo di espansione portò a un sempre maggiore contatto con la cultura ellenistica, mutando per sempre la cultura e l’urbanistica romana. Basiliche, templi, edifici pubblici e di spettacolo, statue bronzee e un uso sempre maggiore del marmo e dei modelli architettonici greci cambiarono per sempre l’aspetto della città. Le grandi famiglie iniziarono a celebrare il proprio potere finanziando grandi opere pubbliche come la Basilica Emilia e la Basilica Giulia. La necessità di un governo più adatto alla nuova estensione dello Stato, la radicalizzazione delle tensioni interne e la guerra che oppose Roma ai popoli italici (Guerre Sociali, 91-88 a.C.) portarono alla crisi definitiva della Repubblica. Emersero così figure autoritarie, sorrette da ingenti ricchezze personali o dal carisma militare, che da un lato si resero protagoniste di ulteriori conquiste territoriali e dall’altro aprirono le porte all’Impero. Gaio Mario, Silla, Pompeo, Giulio Cesare e infine Ottaviano diedero le spallate decisive a una forma di governo ormai logora e incapace di gestire uno scenario completamente mutato.[/expand]
[expand title=”L’Impero”]
Quando Ottaviano Augusto, sconfitto Antonio ad Azio, instaurò una monarchia de facto (27 a.C.), Roma dominava su vaste porzioni del mondo conosciuto. Pacificata la città e lo stato dopo lunghi decenni di tensioni e di guerre, Augusto si dedicò a imponenti interventi architettonici. Furono ampliati alcuni edifici nel Foro e ne fu costruito uno nuovo, dedicato al nuovo dominatore. Si trasformò il Campo Marzio, da spazio militare a luogo di rappresentanza del nuovo potere imperiale con il grande orologio solare e l’Ara Pacis. Ai piedi del Palatino un nuovo teatro, dedicato al nipote Marcello, dominava un grande spazio impreziosito da un magnifico portico e dal rinnovamento del tempio di Apollo Sosiano. La città di mattoni si era trasforma in una città di marmo. Durante il principato augusteo, Roma divenne modello e ispirazione per tutto il suo vastissimo territorio; le numerosissime città, molte di nuova fondazione, che punteggiavano l’Impero, si ispirarono costantemente alla capitale nei modelli urbanistici e architettonici. Il grande incendio che distrusse la città sotto il governo di Nerone permise di imporre nuove regole per la costruzione di case e strade, contrastando la speculazione e favorendo una maggiore sicurezza. L’Imperatore, non pago della colossale ricostruzione che dovette affrontare, eresse una maestosa dimora privata (Domus Aurea) caratterizzata da uno sfarzo senza pari. La necessità di cancellare i segni del governo neroniano portò gli imperatori Flavi a concentrare i propri sforzi sull’edilizia pubblica. La Domus Aurea venne parzialmente demolita e riutilizzata e lo spazio occupato dal lago artificiale divenne il luogo dove erigere un enorme anfiteatro (Colosseo). I Flavi, costretti in parte da nuovi incendi, rinnovarono ampi spazi della città con nuovi fori, templi, portici e un grande stadio eretto da Domiziano nello spazio oggi occupato da Piazza Navona. Traiano, secondo imperatore adottivo, magnificò la massima espansione dell’Impero raggiunta sotto il suo governo con imponenti interventi edilizi. Fu costruito un nuovo foro con la sua piazza, la vasta biblioteca, la grande Basilica Ulpia e il complesso dei Mercati Traianei appoggiato alle pendici del Quirinale. Le Terme del Colle Oppio divennero il modello per i grandi impianti termali successivi. L’attività edilizia si fece ancora più intensa sotto gli Antonini; il rifacimento del Pantheon, il mausoleo e il tempio di Adriano e la Colonna Antonina sono solo alcuni dei simboli di questo periodo. I Severi non furono da meno e finanziarono sia nuove costruzioni che importanti interventi di manutenzione; fu restaurato il Templum Pacis di Vespasiano e vi fu affissa la Forma Urbis Severiana, la pianta della città di Roma antica incisa su lastre di marmo; si ampliò definitivamente il palazzo imperiale (Domus Augustana) del Palatino con la Domus Severiana; si costruirono nuove e più imponenti fontane e sotto Caracalla fu costruito un grandioso impianto termale. La crisi del III secolo portò a un notevole rallentamento dell’attività edilizia; tra le poche iniziative, la più importante è la costruzione, voluta da Aureliano, di un nuovo e più articolato sistema difensivo (Mura Aureliane). L’avvento di Diocleziano (244-311 d.C.) e la stabilizzazione diminuirono drasticamente l’importanza di Roma nello scacchiere imperiale. La città perse lo status di residenza imperiale a favore di Milano e gli interventi edilizi, alcuni ancora imponenti come le terme di Diocleziano, diminuirono. A Massenzio e Costantino, tra III e IV secolo, si deve l’ultima grande stagione di interventi imperiali in città; la Basilica di Massenzio e il grande Arco di Costantino sono l’emblema di questo periodo. Costantino, impegnato ormai nella nuova capitale orientale, diede il via alla grande edilizia cristiana.[/expand]
[expand title=”La Roma cristiana da Costantino al Barocco”]
Il declino dell’Impero portò da un lato a uno spopolamento della città e dall’altro al progressivo abbandono e successiva spoliazione dei grandi edifici della Roma classica. La centralità dei templi, delle basiliche civili e dei fori fu sostituita dai nuovi complessi ecclesiastici; prima le grandi basiliche volute dagli imperatori tardi poi i nuovi complessi finanziati dal nuovo potere papale. Costantino promosse la costruzione della Basilica Lateranense, la chiesa dei SS. Marcellino e Pietro, il mausoleo per la madre Elena e il primo nucleo della Basilica Vaticana. I suoi successori continuarono a favorire la costruzione di edifici ecclesiastici, spesso finanziati da ricchi esponenti dell’aristocrazia cristiana. I tre secoli successivi segnarono per la città il momento di massimo declino. Le distruzioni lasciate dalla Guerra greco-gotica, il nuovo governo bizantino e la costante pressione dei Longobardi portarono a un deciso spopolamento e a un definitivo abbandono di quasi tutte le infrastrutture antiche. Solo la presenza della Chiesa, evidente nelle opere e nella personalità di Gregorio Magno, tenne viva la fiammella degli antichi splendori. I secoli dal VII al IX videro, tra alterne vicende, da un lato l’affermarsi del potere papale e dall’altro un progressivo distacco da Bisanzio che portò a una crescita dell’autonomia territoriale della Chiesa, favorita dall’alleanza con il crescente potere franco. La Chiesa, sostenuta dalle ricche famiglie romane, iniziò un lento ma inesorabile processo di rinnovamento architettonico che vide la costruzione di nuove chiese e monasteri, il restauro delle mura e di alcuni acquedotti e numerosi interventi di restauro e rinnovamento degli edifici più antiche. Il crescente potere aristocratico iniziò a mostrare il proprio potere attraverso la costruzione di torri e di edifici privati. La crescita economica, edilizia e politica di Roma e del Papato portò a inevitabili scontri con il potere laico; da un lato quello imperiale dall’altro quello locale dei nuovi ceti commerciali e artigianali. L’instabilità fu ulteriormente acuita dallo scontro tra le casate aristocratiche degli Orsini e dei Colonna, rivalità accesa a tal punto da spingere il Papa a spostare la propria sede nella cittadina francese di Avignone (1309-1377). Questo periodo, visto il ruolo di volano economico del Papa, segnò l’ennesimo momento di decadenza per la città. Il ritorno del Papa a Roma, la momentanea pacificazione degli scontri tra aristocratici e il nuovo clima culturale favorirono una veloce e imponente rinascita della città. A partire dai primi decenni del Quattrocento iniziarono grandi interventi edilizi, inizialmente concentrati nel palazzo del Laterano e in Vaticano ma poi diffusi in tutta la città. La riscoperta della tradizione classica portò a Roma i più grandi artisti del tempo per studiare e confrontarsi con i monumenti di Roma antica. I Papi promossero interventi mirati a creare una cittadella religiosa sul Vaticano. Per farlo furono chiamati alcuni dei più importanti artisti e architetti del tempo: Benozzo Gozzoli, Beato Angelico, Bernardo Rossellino, Filarete, Gentile da Fabriano, Pisanello, Raffaello, Domenico Ghirlandaio e Botticelli. Le incessanti commissioni papali e la passione che molti pontefici mostrarono nei confronti dell’Umanesimo favorì la produzione intellettuale e filosofica, la rifondazione e l’arricchimento della Biblioteca Vaticana, la scultura, la musica e qualsiasi forma di produzione artistica che fosse in grado di ridare a Roma la centralità perduta con la fine dell’Impero. La grande aristocrazia non fu da meno e Roma, tra Quattrocento e Cinquecento, si arricchì di grandi palazzi e ricche dimore signorili (Palazzo Venezia, Palazzo della Cancelleria, Palazzo Vidoni, il complesso del Campidoglio, Palazzo Massimo “alle colonne”, Palazzo Baldassini, Palazzo Farnese, Palazzo del Collegio Romano, Palazzo del Quirinale, Palazzo del Santo Uffizio) oltre che di ville che volevano rivaleggiare con le dimore dell’Otium degli antichi (Villa Aldobrandini, Villa Borghese, Villa Celimontana, Villa Doria Pamphili, Villa Farnesina, Villa Giulia, Villa Lante, Villa Medici, Villa Sciarra, Villa Torlonia, Villa Wolkonsky). Il pontificato di Giulio II (1503-1513) diede ulteriore impulso al rinnovamento della città. Bramante fu chiamato a sovrintendere i progetti edilizi del Vaticano e alla ricostruzione della Basilica di San Pietro, Michelangelo a scolpire la monumentale tomba del Papa e ad affrescare la volta della Cappella Sistina e Raffaello dipinse per Giulio II i nuovi appartamenti papali. Fino agli anni venti del Cinquecento la città è il palcoscenico per il genio di alcuni dei più grandi artisti del Rinascimento; una città opulenta, cosmopolita e in costante fermento per le novità artistiche e intellettuali che per un brevissimo periodo ritornò veramente ai fasti degli imperatori. Il Sacco di Roma (1527) mise fine a un’epoca irripetibile. Roma si riprese molto lentamente dagli eventi del 1527. Nel clima della Controriforma, la città divenne il centro del nuovo stile Barocco. La rivalità tra Bernini e Borromini, l’estro di Maderno e Pietro da Cortona e la fine della nuova basilica di San Pietro cambiarono ancora una volta l’aspetto della città. Le grandi chiese, i nuovi progetti di riqualificazione delle aree pubbliche come Piazza Navona e Trinità Dei Monti, la grande architettura degli spazi aperti come Piazza Del Popolo e la magnificenza della Fontana di Trevi sono solo alcuni esempi dell’arte dell’epoca barocca a Roma.[/expand]
[expand title=”Dalla Roma del Barocco alla Roma capitale d’Italia”]
Roma, pur con nuovi e sempre spettacolari edifici, iniziò una lenta fase di decadenza politica che la mise ai margini delle grandi trasformazioni del Settecento. Il torpore in cui sprofondò la città si interruppe solo con i moti rivoluzionari, brevi e dalla durata effimera, che seguirono alla Rivoluzione Francese e la fine di Napoleone. Inizialmente, protetta dalla Francia, l’Urbe riuscì a passare indenne il processo unitario mantenendo la propria autonomia; ma quando nel 1870, travolto dal conflitto con la Prussia, Napoleone III non riuscì a garantire al Vaticano un’adeguata protezione militare, la città fu annessa al Regno d’Italia. Diventata capitale, Roma fu interessata da imponenti interventi di rinnovamento edilizio. Nuovi edifici ministeriali, il rinnovamento di vasti quartieri, la riqualificazione di molte aree abbandonate e il nuovo ruolo di capitale furono per Roma un momento di nuova rinascita dopo secoli di torpore.[/expand]