Le Necropoli di Cerveteri e Tarquinia sono due ampie aree di sepoltura monumentali che risalgono ad un periodo compreso tra il IX e il I secolo a.C. e testimoniano, in modo eccezionale, l’antica civiltà etrusca, ripercorrendone la storia e mostrandone le caratteristiche distintive. Nelle necropoli sono presenti differenti tipologie tombali, contraddistinte da architetture monumentali e incomparabili affreschi funebri che documentano la vita materiale e culturale del popolo etrusco, che ebbe il suo nucleo di sviluppo nell’Italia centrale, in particolare nelle regioni della Toscana, parte dell’Umbria e del Lazio settentrionale, tra i fiumi Arno e Tevere e le costa tirrenica.
[expand title=”Il salto dalla protostoria alla storia: gli Etruschi”]
Gli Etruschi rappresentano l’unico esempio di civiltà urbana dell’Italia pre-romana; la fase più antica coincide con il passaggio dall’età del Bronzo alla prima età del Ferro (fine X – inizio IX secolo a.C.), si caratterizza per la presenza di insediamenti abitativi sparsi: piccoli villaggi costituiti da capanne, distribuiti su alture. Sul finire dell’VIII secolo a.C. assistiamo a un importante mutamento: questi piccoli villaggi vengono progressivamente abbandonati e la popolazione tende a concentrarsi in più grandi agglomerati urbani che sorgono sempre su alture, circondati da mura o da difese naturali e con una prima organizzazione degli spazi pubblici; nascono così le prime città. In questo periodo, detto orientalizzante e corrispondete al VII secolo a.C., si affermano potenti oligarchie che si pongono a capo delle principali città etrusche; questa forte gerarchizzazione della società è facilmente riscontrabile dallo studio delle necropoli, i grandi tumuli sepolcrali che, soprattutto a Cerveteri raggiungono dimensioni monumentali, sono l’esempio più rappresentativo del potere dei prìncipi etruschi. Due sono le aree che compongono il Sito archeologico iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale: la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri (RM) e la Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia (VT). La necropoli della Banditaccia è la principale e più conosciuta dell’antica Caere, si estende per decine di ettari e comprende tombe monumentali con caratteri di assoluta unicità. La necropoli dei Monterozzi, famosa per la presenza di centinaia di tombe dipinte, rappresenta uno dei complessi archeologici più straordinari dell’intera area mediterranea.[/expand]
[expand title=”La Banditaccia: la città dei morti di Cerveteri”]
La Necropoli Etrusca della Banditaccia di Cerveteri, costituisce il maggior esempio di architettura funeraria della cultura etrusca e uno dei più importanti siti archeologici del Mediterraneo. L’area visitabile, circa dieci ettari, è detta “del Recinto” e fu scavata sistematicamente dal 1909 fino al 1933 da Raniero Mengarelli (vecchio recinto) e, dal secondo dopoguerra, da Mario Moretti (nuovo recinto). Questo antico cimitero si estende per centinaia di ettari su di un pianoro tufaceo, a ovest della antica Civita. Le tombe furono scavate all’interno del banco tufaceo, riproducendo fedelmente la pianta e gli arredi delle coeve abitazioni. Percorrendo un itinerario cronologico, è possibile seguire e comprendere l’evoluzione di oltre sei secoli dell’architettura funeraria etrusca. Le tombe più antiche, risalenti agli inizi del VII secolo a.C. sono contraddistinte dalla caratteristica forma a tumulo, all’interno di queste enormi strutture circolari, furono realizzate una o più tombe, utilizzate dalla diverse generazioni di una stessa famiglia. Il VII secolo a.C. corrisponde alla fase orientalizzante: l’Etruria, come molte altre regioni del Mediterraneo antico, è influenzata dall’arte del Vicino Oriente. Gli interni delle tombe mostrano una planimetria comune, due o tre camere disposte lungo un asse longitudinale e il soffitto, a doppio spiovente molto displuviato, allude a una struttura abitativa ancora simile a una capanna. La necropoli, nella sua prima fase VII – VI secolo a.C., si presenta come un’area costellata da enormi tumuli, attorno ai quali si dispongono edifici monumentali di identica forma, ma di dimensioni minori. Questo tipo di disposizione dei sepolcri suggerisce l’immagine di una società arcaica, che ruota intorno alla figura di principi aristocratici. Verso la seconda metà del VI secolo a.C. (periodo arcaico) le tombe vengono costruite lungo assi stradali paralleli, assumendo una forma più regolare detta “a dado” è il riflesso di una società urbana di tipo egualitario, con una distribuzione più omogenea della ricchezza, nella quale anche le tombe assumono un aspetto standard. Il VI secolo a.C. coincide con la massima espansione territoriale dell’Etruria, con colonie di nuova fondazione in Pianura Padana e sulle coste adriatiche, il monopolio delle rotte commerciali sul Mediterraneo occidentale e, a Roma, con l’insediamento dei re etruschi alla guida della città. Successivamente, tra il IV e il I secolo a.C., a causa dell’esaurimento dello spazio disponibile in superficie, si inizia ad utilizzare il sottosuolo, abbassando i livelli stradali e ricavando a notevole profondità una serie di ipogei, alcuni di grandi dimensioni come la Tomba dei Rilievi, altri più modesti, allineati lungo precisi schemi. Ancora una volta la divaricazione all’interno della società etrusca appare evidente. Questa ultima fase della storia degli Etruschi è caratterizzata dalla perdita del controllo delle rotte commerciali del Tirreno e dalle guerre contro Roma, che in un secolo e mezzo, conquisterà tutte le città etrusche.[/expand]
[expand title=”Tarquinia e le tombe dipinte”]
Tarquinia sorge a poca distanza dalla costa tirrenica, come gran parte dei centri dell’Etruria meridionale. Secondo la tradizione fu fondata da Tarconte per ordine dell’eroe mitico Tirreno; sempre a Tarquinia, da un solco d’aratro, sarebbe balzato fuori il genio Tagete, nipote di Giove, il quale donò alle dodici città del popolo etrusco i fondamenti della disciplina aruspicale. Il mito sembra concordare con la documentazione archeologica, attribuibile alla prima età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), fase in cui si assiste al consolidarsi di antichi legami di tipo tribale sul piano religioso-culturale e al convergere dei diversi abitati sparsi verso l’area di Pian di Civita. Le necropoli di questa fase sono caratterizzate da tombe ad incinerazione, con corredi composti da oggetti semplici ma dalla grande valenza simbolica. In seguito alla crescita economica dell’VIII secolo a.C. e ai numerosi contatti con il mondo esterno, si assiste, al cambiamento del rito funerario con il passaggio all’inumazione. Le tombe a tumulo diventano il simbolo territoriale del potere dei principi tarquiniesi, ricche di oggetti di pregio importati dalla Fenicia, dalla Grecia e dall’Oriente. Il nascere di produzioni artigianali e di relazioni commerciali e culturali saranno i caratteri distintivi della Tarquinia del VII secolo a.C., ormai totalmente aperta ad accogliere influenze esterne. In questo periodo, infatti, la tradizione pone l’arrivo a Tarquinia di Demarato, ricco commerciante della città greca di Corinto, diffusore di diverse arti presso gli Etruschi e padre di Lucio Tarquinio Prisco, primo re etrusco di Roma. Ciò concorda con i ritrovamenti archeologici di un’importante area sacra, adibita a culti greci, fondata nel 600 circa a.C. presso il principale porto della città. Inoltre, sotto l’impulso di pittori greco-orientali, nel VI secolo a.C. si assiste al grande sviluppo di una delle produzioni artistiche più originali di Tarquinia: la pittura funeraria. Scene di vita quotidiana del defunto e dei rituali funerari sono le rappresentazioni più frequenti. Questa eccezionale stagione, definita dal grande etruscologo Massimo Pallottino “primo capitolo della storia della pittura italiana”, accompagnerà Tarquinia fino al periodo ellenistico (IV-III secolo a.C.). La crisi che attraversò l’Etruria dopo la sconfitta subita dagli Etruschi a Cuma nel 474 a.C., toccò solo in parte la “grande e fiorente” Tarquinia. Nel IV secolo a.C. il principale tempio della città, detto dell’Ara della Regina, fu ristrutturato e dotato di una nuova decorazione con terrecotte architettoniche di grande qualità, ne è un esempio il gruppo dei Cavalli Alati rinvenuto nel 1938. Il progressivo affermarsi del potere romano, sembra mettere a dura prova la città, per tutto il IV secolo, fino a quando nel 281 a.C. Tarquinia viene sconfitta e posta sotto il controllo di Roma. Come sempre le necropoli fungono da specchio fedele della vita urbana, registrando una riduzione di numero delle tombe gentilizie, segno dell’inequivocabile tramonto della “più ricca città d’Etruria”. [/expand]