Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano offre un panorama completo di testimonianze dei vari apporti e momenti delle civiltà mediterranee, nel quadro di un paesaggio culturale e naturalistico dall’alto valore. Crocevia fisico e culturale di popoli e tradizioni, il Cilento racconta l’interazione tra uomo e ambiente a partire dal paleolitico, permettendo di comprendere l’organizzazione del territorio, i tracciati delle vie di transito tra l’Adriatico e il Tirreno, le modalità di insediamento e le colture susseguitesi nei secoli. I siti archeologici di Paestum e Velia, che furono luoghi della Magna Grecia, documentano la cultura classica e la stagione delle colonizzazioni greche ed il loro confronto con le genti appenniniche. Il complesso della Certosa di Padula è un monumento del Barocco italiano.
[expand title=”La Natura del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano”]
Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano è iscritto tra le aree del Programma MAB dell’UNESCO dal 1997, in quanto “riserva della biosfera”. Le riserve della Biosfera MAB UNESCO sono finalizzate alla protezione degli habitat naturali e della biodiversità ed alla promozione delle sviluppo armonico e sostenibile tra natura e cultura, ovvero tra uomo e ambiente. Il territorio del Parco si estende su 181.000 ettari e offre un panorama diversificato che comprende le coste sabbiose o a scogliera tra il Golfo di Salerno e il Golfo di Policastro ed un entroterra in prevalenza collinare in cui sono presenti le vette del gruppo dei Monti Alburni, alcune delle quali superano i 1700 metri di altitudine. Le cime più alte sono il Monte Cervati (1.898 m) e il Monte Alburno (1.742 m). L’altopiano del Vallo di Diano si trova a circa 500 m s.l.m., è una tipica conca appenninica con terreni estremamente fertili dove un tempo, nel Pleistocene, si trovava un lago ora del tutto scomparso. Il terreno carsico caratterizza la regione e determina la presenza frequente di grotte, sia nell’interno collinare e aspro sia sulla linea di costa tra Palinuro e Scario, di doline, gole, canyon con torrenti che per alcuni tratti corrono entro gallerie sotterranee. Boschi di pini, lecci e castagni si alternano ad ampie aree di macchia mediterranea. La biodiversità comprende specie rare ed endemiche. Nella fauna si ricordano le lontre nei corsi d’acqua, il gatto selvatico nella macchia mediterranea, i falchi pellegrini delle costiere marittime, le aquile reali e i lupi che abitano le zone montuose e più boscose. Le coltivazioni dell’olivo e della vite vennero introdotte dai monaci benedettini nel Medioevo, avviando tradizioni rurali secolari e in armonia con l’ambiente. Dal 2010 è inserito nella Rete Globale dei Geoparchi UNESCO.[/expand]
[expand title=”Una terra crocevia delle genti mediterranee: rete arcaica dei percorsi”]
Oggi nell’area del Sito convivono 8 comunità montane e 80 comuni su un territorio di quasi 200.000 ettari. La presenza umana qui si ravvisa da 250.000 anni, perchè le prime tracce umane risalgono al Paleolitico, quando si stanziarono comunità dedite all’agricoltura. Contatti con il mondo miceneo si stabilirono nell’Età del Bronzo e del Ferro; nell’VIII a.C. si verificarono le prime colonizzazioni greche, di cui le più antiche si localizzarono ad Ischia e a Cuma. Di particolare interesse è la rete arcaica dei percorsi che si formò in base alle caratteristiche orografiche dall’età protostorica in avanti e permise poi la comunicazione e gli scambi tra i centri della Magna Grecia e gli insediamenti lucani, tra le zone della costa tirrenica e l’entroterra appenninico. Se in epoca romana il Vallo di Diano venne preferito alle vie che attraversavano i crinali, in epoca medioevale si ripristinò la frequentazione dei tragitti attraverso le alture, determinando anche insediamenti che divennero peculiari del paesaggio cilentano.[/expand]
[expand title=”Paestum e Velia”]
Il Cilento racchiude testimonianze preziose ed uniche della Magna Grecia, poiché alle sue coste approdarono diverse imprese di colonizzazione. Sono due i siti archeologici di origine greca, entro i quali si trovano poi sovrapposizioni romane, paleocristiane e medievali.
Il mondo magnogreco di Poseidonia, in latino Paestum, lascia la meraviglia dell’antico insediamento urbano sacro a Poseidone, dio del mare, che conserva oggi eccezionali templi dorici. La colonia venne fondata da sibariti giunti non dal mare ma per le vie ancestrali che attraversano i crinali. La vocazione della pòlis era fortemente commerciale con significativi rapporti con gli Etruschi e portò ingenti ricchezze ai suoi abitanti. Poseidonia venne conquistata dai Lucani nel IV secolo; in seguito alla sua alleanza con Pirro contro i Romani, venne conquistata da questi ultimi, divenendo colonia romana nel 273 a.C.
Velia, in greco Elea, nacque nel 540 a.C., quando una spedizione di coloni focesi , esuli in seguito all’occupazione da parte dei Persiani della loro città Focea, nell’odierna Turchia, giunse alla costa tirrenica della Lucania dando origine ad una delle più raffinate città del mondo mediterraneo antico. L’impianto urbano si sviluppò su un promontorio affacciato sul mare, dove venne posta l’acropoli. Fu municipio romano e subì distruzioni saracene. La parte bassa della città venne in seguito abbandonata, mentre la parte alta rimase abitata fino al Seicento. Nell’area dell’acropoli, la più antica (VI secolo a.C.), si possono visitare i resti di un tempio ionico, del teatro del III secolo a.C., dell’agorà del IV-III secolo a.C., accanto cui sorge una torre angioina. Nei quartieri dell’età ellenistica e imperiale si possono visitare le Terme Adrianee (II secolo d.C.). Ad Elea si sviluppò una scuola filosofica presocratica, la scuola eleatica. La scuola fu attiva nel V secolo a.C. e influenzò profondamente l’atomismo, la sofistica, la scuola socratica, Platone e Aristotele.[/expand]
[expand title=”La Certosa di Padula”]
In epoca medioevale, il paesaggio del Cilento venne costellato di torri, castelli, pievi e monasteri di preferenza su aree sopraelevate e che determinarono un nuovo rapporto tra zone di valle e zone montane. Tra questi vi fu la monumentale Certosa di San Lorenzo a Padula, i cui lavori di fondazione iniziarono nel 1306 da Tommaso Sanseverino. Venne ultimata nel XVIII secolo. La Certosa si trova sulla sommità di un colle che guarda panoramicamente il Vallo di Diano. La pianta della struttura ricorda una graticola a celebrazione del martirio del santo a cui è dedicato il complesso monumentale. La Certosa di Padula è un monastero tra i più grandi d’Italia, ha il più grande chiostro del mondo contornato da 84 colonne e si sviluppa su circa 52.000 mq. Fu riconosciuto monumento nazionale nel 1882. All’interno della Certosa, si trova il Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale. [/expand]