Crespi d’Adda è uno dei Siti d’archeologia industriale più rilevanti del mondo. Si tratta di un eccezionale esempio di villaggio operaio, sul modello delle company town nate tra XIX e XX secolo con la diffusione dell’industrializzazione nei paesi dell’Occidente moderno. Crespi d’Adda, quale insediamento produttivo cotoniero e residenziale, testimonia in modo originale e unico i valori del capitalismo illuminato, con un disegno urbanistico, una dotazione tecnologica allora d’avanguardia e un programma ideologico elaborati da una delle famiglie di industriali di maggior spicco nella storia dell’industria italiana.
[expand title=”Il Villaggio Operaio di Crespi d’Adda nella storia dell’industrializzazione”]
Razionalità, efficienza, progresso, benessere sono le parole chiave per comprendere l’appassionante vicenda di una famiglia italiana, la famiglia Crespi, che si adoperò per realizzare una straordinaria esperienza nella storia dell’industria italiana. L’insediamento di Crespi d’Adda ricalca il modello della company town, che può essere definito come insediamento industriale e residenziale pianificato e realizzato da una singola compagnia. Le company town furono un fenomeno tipico della prima età industriale, e si diffusero a partire dalla seconda metà dell’Ottocento allo scopo di aumentare i ritmi produttivi e i profitti. Si annoverano differenti tipologie di company town, in cui la massa lavoratrice viveva in condizioni più o meno favorevoli; l’elemento identificativo di una company town è l’integrazione tra zone residenziali e aree produttive, sia che esse siano miniere o fabbriche. Si diffusero dapprima in Inghilterra, in Francia, negli Stati Uniti e nei paesi dove fu più precoce l’ondata della meccanizzazione e dell’industrializzazione del lavoro. Spesso furono sinonimo di inquinamento e sfruttamento delle risorse ambientali, in particolare in area anglosassone, tuttavia riuscirono in molti casi a compiere esempi felici di integrazione con il territorio, dando vita a nuovi centri (vicini alle materie prime e a fonti energetiche) in cui la qualità della vita dei lavoratori era considerata un obiettivo per migliorare la produzione stessa. Crespi d’Adda è un esempio che testimonia il volto positivo della modernità industriale, in cui il paternalismo capitalistico riuscì nel delicato equilibrio di offrire ai propri lavoratori abitazioni confortevoli e standard di vita elevati, con la dotazione di servizi innovativi per l’epoca, come la rete idrica, i servizi igienici e l’illuminazione elettrica pubblica con il sistema Edison. Il villaggio operaio di Crespi d’Adda venne completato negli anni Venti del Novecento, si mantenne intatto e ancor oggi è in parte abitato. È una vera occasione per l’archeologia industriale, la scienza che studia le testimonianze materiali e tecnologiche della industrializzazione, cioè quel processo di sviluppo che determinò il volto del mondo odierno, rivoluzionando l’antico mondo artigiano con la parcellizzazione delle competenze, la meccanizzazione del lavoro e la produzione seriale.[/expand]
[expand title=”La Città ideale del lavoro”]
Il Villaggio di Crespi d’Adda nacque come complesso urbanistico armonioso e integrato al territorio. Furono necessari lavori idraulici per rendere efficiente l’impiego delle acque dell’Adda come risorsa energetica e come elemento indispensabile per alcune fasi di lavorazione. Lo stabilimento era un cotonificio e nell’area industriale-produttiva si trovavano gli edifici per la tessitura, la filatura e la tintura dei tessuti. Magazzini e altri capannoni per attività amministrative e di coordinamento erano vicini agli stabili adibiti ad officine, non solo per la fabbrica ma anche per i bisogni del villaggio. Nell’impianto urbanistico i quartieri residenziali erano disposti secondo un ordine gerarchico e razionale che rispecchiava il grado e la funzione dei lavoratori. Oltre alle palazzine per alloggiare le prime maestranze impegnate nell’edificazione e nell’avviamento dell’impianto, vennero realizzate le casette a schiera degli operai , dotate di lavatoio, orto e giardino, e le villette per capireparto e dirigenti. La struttura urbanistica del complesso perciò era progettata per ricalcare l’organizzazione del lavoro e testimonia come i rapporti umani fossero modellati sui rapporti economici; la produzione industriale arriva quindi a plasmare la forma urbana. Vi erano poi gli spazi collettivi, con i fabbricati speciali della Chiesa e del Cimitero, e quelli adibiti a scuola, asilo, cooperativa, dopolavoro, mensa, albergo, bagni pubblici, lavatoio, campo sportivo. Il villaggio, sia nella parte produttiva che nelle zone residenziali, era dotato di una uniformità estetica, dove l’essenzialità geometrica e la linearità compositiva era adornata di decorazioni in cotto neogotiche e neoromantiche. Edificio speciale era la Villa dei Crespi, che mostra il gusto neomedievale in voga all’epoca ed è dotata di una torre alta 50 metri che si staglia sul paesaggio. La Villa venne costruita tra il 1893 e il 1894 su disegno dell’architetto Ernesto Pirovano.[/expand]
[expand title=”La nascita del Villaggio operaio”]
L’evento che determinò la nascita del Villaggio Operaio fu quando, nel 1877, Cristoforo Benigno Crespi acquistò 85 ettari di terra dal Comune di Canonica d’Adda e Capriate d’Adda; gli fu concessa l’autorizzazione all’utilizzo delle acque del fiume Adda per le attività produttive del cotonificio “Benigno Crespi”. Lo stabilimento venne avviato nel 1878 e si iniziò la costruzione del borgo operaio vero e proprio. Il progetto venne affidato all’architetto Angelo Colla, all’ingegnere capo Pietro Brunati e ad Ernesto Pirovano. Nel 1889, Silvio Benigno Crespi, figlio di Cristoforo Benigno, subentrò al padre nella conduzione delle imprese di famiglia. Il villaggio sull’Adda si sviluppò fino agli anni Venti del Novecento.[/expand]