Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi, Panarea: queste le sette isole Eolie che sorgono come tesori preziosi dalle acque a Nord-Est della Sicilia, nel Tirreno Meridionale. Sono isole di origine vulcanica che fin dal XVIII secolo rappresentano, oltre che un bene di straordinario valore naturalistico e di meravigliosa bellezza estetica, un importante riferimento per gli studi di vulcanologia e geologia, sia dal punto di vista della ricerca che da quello della didattica.
[expand title=”Natura e scienza: le Eolie da scoprire”]
Le Eolie sono uno straordinario ambiente dominato dalla natura. La flora e la fauna rappresentano un tesoro che queste isole racchiudono e conservano. Sono attestate circa 900 specie di piante, perlopiù tipiche di tutto il Mediterraneo (di cui quattro specie endemiche, cioè esclusive delle Eolie). Per quanto riguarda la fauna, vi sono circa 40 specie di uccelli, tra le quali sono di particolare interesse le specie migratrici; per la biodiversità dell’avifauna, le Isole Eolie sono un sito riconosciuto anche dall’associazione mondiale Birdlife International. Nel mondo animale eoliano vi sono mammiferi tra i quali è da ricordare la sottospecie endemica di roditore Eliomys quercinus leparensis e sette diverse specie di pipistrelli; sono presenti sette specie di rettili, fra cui il Lezard Podarcis siculus, scoperta e descritta soltanto di recente. Per quanto riguarda il territorio, queste isole, quali le vediamo emergere sulla superficie del Mar Tirreno, hanno un’identità particolare: esse sono delle vette. Si tratta infatti delle sette cime più elevate di quella che è una catena sottomarina di rilievi. La catena montuosa sottomarina che corrisponde all’arco eolico ha origine vulcanica e si è formata su linee di frattura della crosta terrestre a partire da fondali profondi fino a 3000 metri. Siamo dunque allo stesso tempo di fronte sia a un arcipelago che a un gruppo montuoso. La parte visibile è l’arco insulare che segue uno sviluppo lineare di circa 87 km, dal punto più a Nord-Est (l’isola di Stromboli) al punto più occidentale (l’isola di Alicudi), pur essendovi un prolungamento sottomarino verso Ovest con altri vulcani sommersi.[/expand]
[expand title=”Tra le pieghe della preistoria si conserva un patrimonio unico al mondo”]
La ricognizione e gli studi archeologici hanno dimostrato che i più antichi insediamenti umani in questo Sito furono a Lipari e a Salina, e avvennero attorno agli ultimi secoli del V millennio a.C. (inizio del Neolitico medio). In questo periodo la specie umana era già sedentaria, abitava in villaggi e praticava l’agricoltura e l’allevamento ed era abile nella realizzazione di manufatti come armi e utensili d’uso quotidiano con la pietra, in particolare l’ossidiana che proveniva dal vulcano di Lipari, il legno e l’osso. Aveva anche sviluppato una competenza artigianale ed estetica nella lavorazione della ceramica. I primi ad abitare Lipari non decisero di sistemarsi sulla costa, bensì nell’entroterra, sull’altipiano del Castellaro Vecchio a circa 400 m sul livello del mare: era una zona non visibile dal mare, dunque protetta dalle incursioni, fertile ed estesa, vicina ad una delle rare sorgenti dell’isola, la sorgente di Madoro, di cui oggi non resta che un esile rivolo. Oggi in quest’area sorgono floridi vigneti, e proprio grazie agli scavi del 1955-57 per l’impianto delle vigne sono stati portati alla luce reperti archeologici molto significativi: ceramiche d’impasto (importate da zone adriatiche e ioniche), lame di ossidiana e i resti di un nucleo abitativo costituito da capanne.[/expand]
[expand title=”Lipari”]
La più estesa delle Isole Eolie ha una superficie di 37,6 chilometri quadrati, su di essa si trovano rilievi che giungono all’incirca ai 600 metri di altitudine: Monte Chirica e Monte S. Angelo. Lipari è, fra tutte, la più adatta all’agricoltura, con vasti e fertili terreni piani coltivabili. Per via della sua natura vulcanica è priva di sorgenti vere e proprie, tuttavia vi sono diverse sorgenti termali. È stata da sempre l’isola dell’arcipelago più intensamente abitata fin dalla Preistoria. Oggi restano fenomeni di vulcanesimo secondario: come le fumarole e sorgenti calde.[/expand]
[expand title=”Vulcano”]
È la terza isola per grandezza, con una superficie di 21 chilometri quadrati. Fino al secolo XVI era costituita da due isole distinte: l’isolotto di Vulcanello (emerso dal mare all’inizio del II secolo a.C.) e l’isola maggiore. Per via dell’intensa attività vulcanica che caratterizza l’ambiente naturale, quest’isola sembra non essere mai stata abitata almeno fino alla grande eruzione del 1888-1890, dopo la quale il Cratere Grande ha cessato di essere attivo e alcuni agricoltori hanno potuto insediarsi e vivere sul Piano e a Gelso. L’Isola di Vulcano è stata fin dall’antichità classica al centro di molte fantastiche leggende che l’hanno dotata di vigore simbolico.[/expand]
[expand title=”Panarea”]
Con una superficie di 3,4 chilometri quadrati, Panarea è la più piccola di tutto l’arcipelago. Era anticamente nota col nome di Euònymos, cioè isola dal buon nome, mentre l’attuale nome risale all’inizio del VII secolo d.C. Secoli dopo, attorno al XVI secolo, Panarea fu base di pirati che tentavano incursioni verso le coste italiane, così ancora oggi una contrada dell’isola porta il nome del temibile e famigerato corsaro ottomano Dragut. Le fumarole di Panarea possono arrivare fino a 100 ° C: si tratta di emanazioni di vapore e gas vulcanici che fuoriescono da piccole e profonde fessure nel terreno.[/expand]
[expand title=”Stromboli”]
Punta di Nord Est dell’arcipelago eoliano, Stromboli si estende per 12,6 chilometri quadrati. Il suo antico nome era Stròngyle, la ‘rotonda’, per via della forma a trapezio arrotondato. Ci danno sue notizie molte leggende riferite da famosi storici classici come Strabone e Plinio, i quali riportano la leggenda secondo la quale proprio Stromboli (e non Lipari) era la dimora regale del dio Eolo. La montagna più alta presente a Stromboli, i Vàncori, raggiunge i 924 metri e, a circa 700 metri più a Nord, si trova il cratere Neo Stromboli che offre il meraviglioso spettacolo di cinque bocche eruttive con fiamme o lave incandescenti. Stromboli è l’unica isola ad avere un’attività vulcanica eruttiva permanente. Si tratta di fenomeni frammentari che caratterizzano la vulcanologia di quest’isola denominandola “attività stromboliana”: un continuo succedersi di esplosioni a intervalli piuttosto irregolari di minuti oppure di ore.[/expand]
[expand title=”Alicudi”]
Sostanzialmente costituita da una montagna conica che occupa una superficie di circa 5 chilometri quadrati, questa è l’isola di più recente formazione tra tutte le Eolie, ma anche la più inaccessibile e aspra. Pare che non vi abbia abitato nessuno almeno fino al V secolo d.C.; gli storici Plinio e Strabone scrivono che era adibita a pascolo brado da parte degli abitanti per poi venire abbandonata durante l’Alto Medioevo ed essere ripopolata a partire dal secolo XVII. Alicudi si trova all’estremità occidentale dell’arcipelago eoliano.[/expand]
[expand title=”Salina”]
Salina ha una superficie di 26,8 chilometri quadrati ed è costituita da due coni gemelli: il Monte Fossa delle Felci (il monte più alto delle Eolie coi suoi 961 m.) e il Monte dei Porri (860 m.) Per via della sua forma, l’isola era denominata nell’antichità, al tempo dei greci e dei romani, Didyme, cioè “la gemella”, mentre il nome attuale cominciò a fissarsi quando Salina divenne famosa per il sale prodotto dal laghetto di Lingua. Ancora oggi, a Salina, che è la più fertile e ricca di vegetazione, si produce la tradizionale Malvasia, vino per cui le Eolie sono famose.[/expand]
[expand title=”Filicudi”]
È una delle più antiche tra le Eolie e, come Alicudi, anche Filicudi rimase disabitata fino al V secolo d.C. Ha una superficie di 5,4 chilometri quadrati, è montuosa e ha poche aree coltivabili. L’antico nome di Filicudi, era Phoinikòdes o Phoinikùssa, perchè legato alla presenza delle felci che ancora oggi crescono nel suo cratere, . Quelli che un tempo, fino a mezzo secolo fa, erano campi coltivati, vigneti e olivati, oggi sono luoghi di fitta vegetazione di macchia mediterranea.[/expand]