Le Cinque Terre si trovano nella regione più a Est della Liguria e occupano lo scosceso fronte costiero stretto tra il mare e il crinale dei monti. Il capo di Porto Venere chiude a Sud la corona delle Cinque Terre. Il clima mite, protetto dalle correnti nordiche grazie ai rilievi, ha attratto l’insediamento umano ed ha permesso la diffusione di colture come la vite, l’ulivo, gli agrumi che si sono sviluppate nei secoli attraverso un particolare sistema di terrazzamenti, grazie ai quali sono state ricavate nei pendii fasce pianeggianti coltivabili. Il paesaggio delle Cinque Terre e di Porto Venere, assieme alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, è un unicum per le sue caratteristiche geomorfologiche, ambientali, antropiche e architettoniche, le une inestricabilmente legate alle altre; ha incantato poeti e illustri visitatori per la sua bellezza ed è stato iscritto nel 1997 nella Lista del Patrimonio Mondiale. È tutelato e amministrato dall’Ente Parco Nazionale Cinque Terre e dall’Ente Parco Naturale Regionale di Porto Venere.
[expand title=”Le Cinque Terre: una costa di poetica bellezza. Geomorfologia e vegetazione”]
Eugenio Montale è il poeta che più ha cantato le peculiarità paesaggistiche delle Cinque Terre, circa 20 chilometri di costa dove i paesi sono “asserragliati tra le rupi e il mare”. Il paesaggio culturale della costa ligure di Levante si distingue per la bellezza impetuosa degli scenari naturali che sono stati forgiati dal lavoro umano nel corso di molti secoli, dando luogo ad assetti territoriali, architetture e tradizioni intimamente legati e che hanno contribuito a dar forma a un disegno paesaggistico di valore eccezionale. Il toponimo fu ideato dall’amministrazione genovese nel Quattrocento, poiché erano, e tuttora sono, cinque i borghi principali del litorale levantino tra Punta Mesco e Punta Montenero: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Il tratto della costa ligure delle Cinque Terre è un succedersi di pareti rocciose a picco sul mare caratterizzate da una grande varietà litologica che dona colori variegati e forme talvolta bizzarre; la roccia principale e più comune è l’arenaria, spesso intercalata ad argilliti, calcari, serpentiniti e in molte pareti affiorano scisti policromi. Le valli incassate, al termine delle quali sono sorti i borghi marinari, si gettano all’improvviso nel mare, la cui forza erosiva rappresenta la principale minaccia alla conservazione del territorio. La vegetazione spontanea varia in relazione all’altitudine e della composizione del suolo; sulle rocce costiere è presente la macchia mediterranea, composta da erica arborea, ginestra e lentisco. Al di sopra del 500 m.s.l.m., vi sono boschi di lecci, pini e castagneti da frutto. Le coltivazioni più diffuse sono quelle della vite, in particolare attorno e sopra Corniglia, Manarola e Riomaggiore, degli agrumi, specie a Monterosso, e degli ulivi. Le aree coltive si differenziano in base ai microclimi e spesso orti e giardini sono protetti da muri che li riparano dai venti più violenti e freddi.[/expand]
[expand title=”Le origini: gli insediamenti umani”]
L’uomo fu presente nel territorio fin dall’epoca neolitica; in seguito, si svilupparono piccoli insediamenti rurali a mezza costa, in punti panoramici e strategici e attorno a zone di culto o santuari. Nei secoli questi santuari sono rimasti come luoghi spirituali di riferimento per le comunità dei borghi marinari, tanto che ciascuno di essi possiede il suo Santuario mariano collegato al centro costiero da ripidi sentieri. La Via dei Santuari unisce tutti e cinque i Santuari mariani delle Cinque Terre e costituisce una splendida occasione per immergersi nel paesaggio di questa zona della Liguria, passeggiando tra i pendii terrazzati. In epoca medievale (XI-XIII secolo), la Liguria era divisa in tre marche e la marca Obertenga comprendeva i territori delle Cinque Terre. Dal XIII secolo ebbe inizio lo sviluppo dei borghi costieri che rimasero sotto il dominio della Repubblica di Genova fino all’età moderna.[/expand]
[expand title=”I borghi delle Cinque Terre”]
I borghi marinari possiedono una struttura simile e sorsero nell’insenatura naturale prodotta dallo sbocco al mare di un torrente; la baia si prestava all’approdo e, nel caso di Vernazza, la piazza principale venne posta vicino al porto. L’impianto urbanistico vide l’edificazione delle abitazioni in schiere lungo vie che seguivano in parallelo le curve di livello dei rilievi, mentre delle ripide scalinate fungevano da collegamenti verticali. Morfologia architettonica urbana delle Cinque Terre sono le case-torri, residenze sviluppate in verticale che con le loro facciate dipinte in rosso, giallo, rosa, arancione, tinte un tempo ottenute da terre coloranti naturali macinate e aggiunte al latte di calce, oggi rappresentano elemento essenziale dell’immagine distintiva delle Cinque Terre.
Monterosso al Mare
È collocata in una insenatura piuttosto ampia dove la costa diviene sabbiosa. Le sue origini sono documentate poco dopo il Mille. Nell’XI secolo divenne possedimento della nobile famiglia dei Fieschi. Nel XII secolo fu possesso dei signori di Lagneto e fu oggetto delle mire espansionistiche di Genova. Sul promontorio di San Cristoforo, che si trova tra il borgo antico e la parte più recente dell’abitato, si trovano i resti del sistema difensivo del castello, e, a picco sul mare, la cinquecentesca Torre Aurora che fu costruita da Genova. Il centro antico del paese, incastonato nella valle dei torrenti Buranco e Morione, e conserva l’aspetto medioevale, mentre il nucleo più moderno è denominato Fegina e possiede una bellissima spiaggia. Nel paese ‘vecchio’ si trova la Chiesa di San Giovanni Battista (XIII secolo), con una spettacolare facciata bicroma a bande alternate di marmo bianco e serpentino verde scuro. La chiesa è un superbo esempio di gotico ligure e il campanile è costituito da una robusta torre che faceva parte dell’antico sistema difensivo del borgo. Il convento e la chiesa cappuccina di San Francesco (XVII secolo), in bellissima posizione panoramica sul colle di San Cristoforo, conservano opere di artisti di fama, come il manierista Bernardo Castello e il genovese Bernardo Strozzi, maestro del Barocco. Tra le eccellenze enogastronomiche vi sono le acciughe, i limoni ed i vini, tra cui il celebre vino passito dolce Sciacchetrà.
Vernazza
Vernazza fu contraddistinta da un intensa e gloriosa attività marinara per tutta l’epoca medioevale, quale base navale e scalo fortificato da cui contrastare le incursioni dei pirati saraceni. Il suo prestigio è testimoniato dal fatto che fu sempre fedele alleata di Genova, ottenendo il privilegio di inviare un proprio rappresentante nell’assemblea della Repubblica. La ricchezza monumentale dei suoi edifici ne testimonia la passata ricchezza mercantile e il suo ruolo strategico marittimo. Sulla piazza che guarda il porto, si trova la Chiesa di Santa Margherita di Antiochia. La chiesa, nominata per la prima volta in un documento che risale al 1318, esibisce nelle parti originali lo stile gotico-ligure; il campanile ha base ottagonale che si chiude in una cupola a ogivale. Santa Margherita di Antiochia è protettrice di Vernazza, festeggiata il 20 luglio con grande festa paesana. A Vernazza sono visibili le tracce di quel che doveva essere un poderoso sistema di difesa: i resti delle mura, il Belforte, il Castello Doria con la torretta circolare di avvistamento sull’estremità rocciosa che offre una vista panoramica eccezionalmente aperta sulla riviera di Levante.
Corniglia
Frazione di Vernazza, Corniglia è arroccata sulla sommità di una spettacolare falesia, a circa 100 m.s.l.m mentre i versanti accanto al borgo sono coperti dai terrazzamenti a vigne e uliveti. Corniglia è l’unica tra i borghi delle Cinque Terre ad essere situata ad una tale altezza e a non avere diretto accesso al mare. Una lunga scalinata in mattoni – chiamata la ‘Lardarina’ – la collega al mare. La Chiesa di San Pietro è gioiello del gotico ligure; nella facciata si apre un rosone traforato in marmo bianco di Carrara, mentre all’interno sono custodite prestigiose opere d’arte sacra. Il Belvedere di Corniglia offre una vista panoramica eccezionale: una terrazza a picco sul mare che permette di far correre lo sguardo nel Tirreno, fino a scorgere la Corsica nei giorni più limpidi. Sulle scogliere che si affacciano sul mare vi sono resti delle fortificazioni genovesi.
Manarola
Frazione di Riomaggiore, Manarola incanta per la varietà dei colori delle case-torri che sembrano sorgere dalle scogliere battute dalle onde e si susseguono in un intrico di carrugi e saliscendi. È documentata dal XIII secolo. Feudo dei Fieschi, passò a Genova nel 1273, quando Niccolò Fieschi, signore del borgo e dell’estremo Levante Ligure, fu sconfitto in una epica battaglia. Nella piazza, si trova la Chiesa di San Lorenzo o della Natività di Maria Vergine (1338) con la facciata in stile gotico dominato dal rosone marmoreo e dal portale con arco ogivale e con interno barocco. Il suo campanile svolgeva anticamente la funzione anche di torre di avvistamento. Olio e vino sono le produzioni tradizionali del borgo, che ebbe una forte impronta agricola e deve il suo nome alla grande ruota del mulino ad acqua – magna Roea, ‘grande ruota’- oggetto di recente restauro ad opera del Parco Nazionale delle Cinque Terre.
Riomaggiore
Il borgo occupa i ripidi crinali di due versanti che scendono al mare. Prima i marchesi Turcotti e poi i Fieschi furono signori di Riomaggiore, che entrò sotto il dominio genovese dal 1276, insieme a tutti i suoi possedimenti nel Levante. Sulla cima del colle di Cerricò vi sono le rovine di un castello fondato nel Duecento e consolidato poi da Genova. Il monumento di maggior rilievo di Riomaggiore è la Chiesa di San Giovanni Battista, che risale al 1340 e si trova nella zona più alta del paese; la facciata è una ricostruzione ottocentesca di gusto neogotico, ma il rosone è quello originale del XIV secolo così come i portali gotici laterali. Il macchiaiolo Telemaco Signorini ritrasse il borgo in alcune celebri vedute e scene di vita quotidiana.[/expand]
[expand title=”Porto Venere”]
In epoca romana, è attestata come stazione navale – Portus Veneris – sugli itinerari marittimi verso la Spagna e dagli inizi del XII secolo entra nell’orbita genovese per la posizione strategica in cui risiede. La protezione della superba Repubblica marinara la trasforma in cittadella fortificata. Dal Cinquecento Porto Venere smette di essere quell’avamposto imprendibile che era stata, a causa dell’evoluzione delle armi da fuoco a lunga gittata; il borgo tuttavia prosegue una florida esistenza alimentata dalle risorse del mare, del commercio e delle attività agricole. La Chiesa di San Pietro, dove, forse, sorgeva un tempio romano consacrato a Venere (VI secolo a.C.) e poi un tempio paleocristiano, è sistemata proprio sull’estrema cresta rocciosa che si volge verso le isole Palmaria, Tino e Tinetto ed è simbolo della identità del luogo; la chiesa venne più volte devastata ma ha conservato il suo aspetto in stile gotico ligure. Sulla calata di Porto Venere si affacciano le variopinte e altissime case-torri, allineate sulla marina quasi a formare una barriera, una fortezza. Il Castello Doria, eretto dai Genovesi nel 1161 e poi ripotenziato nel Cinquecento, domina orgogliosamente il paese.[/expand]
[expand title=”L’arcipelago di Porto Venere”]
Il promontorio di Porto Venere assieme alle isole Palmaria, Tino e Tinetto e a un’ampia Area di Tutela Marina costituiscono il territorio del Parco Naturale Regionale di Porto Venere. L’Ente Parco ha il compito di salvaguardare gli aspetti naturalistici e la biodiversità dell’area. Tra le emergenze naturalistiche più significative sono da segnalare: il fiordaliso di Porto Venere, pianta endemica del promontorio e delle isole, che si distingue per i fiori violetti che crescono sulle scogliere; il tarantolino, il più piccolo geco europeo, molto raro e presente nelle isole del Tino e del Tinetto; il fenomeno del carsismo che segna in particolare l’isola Palmaria con doline, grotte e pozzi sotterranei. L’aspetto paesistico delle isole dell’arcipelago di Porto Venere vede la predominanza della componente naturalistica.[/expand]
[expand title=”L’Isola Palmaria”]
È, apparentemente, l’unica isola ligure ancora permanentemente abitata ed è la più frequentata dal turismo balneare, attirato dalle sue spiagge che si aprono tra bianche scogliere e rupi verdeggianti. Nell’isola si trovano alcune grotte dove sono state ritrovate notevoli tracce dell’uomo paleolitico; tra di esse la più importante è la Grotta dei Colombi, che si affaccia sul mare ed era abitata nell’epoca delle glaciazioni. Il nome stesso dell’isola potrebbe derivare dal termine “balma” o “barma”, cioè “grotta”. L’isola subì a lungo l’attività estrattiva che aprì molte cave nel territorio per estrarre il pregiato Portoro, marmo nero venato di giallo. Davanti al forte Umberto I, sulla Punta delle Scola, si trova la Torre Scola, edificio seicentesco allo stato di rudere, che oggi funge da faro. La fauna della Palmaria è costituita da molte specie di uccelli che nidificano sulle scogliere, mentre la vegetazione è quella tipica della macchia mediterranea, anche se sul versante settentrionale, grazie a condizioni più fresche, tende ad essere più boscosa.[/expand]
[expand title=”L’Isola del Tino”]
Il Tino ricorda nella forma un immenso scoglio triangolare, quasi del tutto ricoperto da una fitta trama boscosa, a leccio e pino marittimo. L’isoletta è demanio militare e quindi l’accesso è vietato tranne in occasione della festa del santo patrono del Golfo della Spezia, San Venerio, che cade il 13 di settembre. Il santo fu un monaco vissuto sull’isola del Tino tra il VI e il VII secolo ed è considerato il protettore dei custodi dei fari che indicano la via ai naviganti. Sull’isola sono conservate le rovine del monastero benedettino dell’XI secolo, sede di una potente fondazione monastica che ebbe profonda e durevole influenza sul popolamento e l’assetto insediativi dei territori circostanti, con l’eccezionale, seppure rimaneggiato, chiostro. Nel sito, ricerche archeologiche hanno ritrovato resti architettonici e suppellettili d’epoca tardo romana, forse appartenuti ad una villa. Sulla sua sommità svetta il Faro militare.[/expand]
[expand title=”L’Isola del Tinetto”]
È la più piccola delle isole dell’arcipelago. Selvaggia e aspra, emerge dalle onde per soli 17 metri e fu incredibilmente scelta da una comunità di monaci eremiti nel VI secolo d.C. come terra per il loro monastero.[/expand]