L’eccezionalità del centro storico di Pienza risiede nell’essere la realizzazione materiale di un ideale che esprime lo spirito di un’epoca. Una città che è figlia di uno degli uomini più interessanti del panorama del Rinascimento italiano, una città che nei secoli ha continuato a rappresentare la cristallizzazione di un insieme preciso di valori quali la centralità dell’uomo nel cosmo naturale, la missione della sapienza nel mondo secolare come chiave per rinnovare il mondo, il ruolo della politica come generatrice di pace e tolleranza. Quando un sogno si tramuta in pietra e marmo formando piazze, vie e palazzi, gli ideali che l’hanno generato si trasformano permanentemente in sostanza fisica. E in Pienza, il sogno di Pio II si trasformò in realtà.
[expand title=”Pienza nasce su Corsignano”]
Il colle su cui sorge Pienza offre uno sguardo panoramico sulla Val d’Orcia e si trova a una quarantina di chilometri a sud-est di Siena. Il colle era abitato fin dall’epoca preistorica, come attestano i reperti ritrovati. In età medievale era un insediamento rurale dove trovavano rifugio di fortuna viaggiatori, mercanti e compagnie d’armi in transito sulla vicina via Francigena, il medioevale itinerario di pellegrinaggio che collegava Roma a Canterbury.[/expand]
[expand title=” Il sogno di Enea Silvio Piccolomini”]
La famiglia Piccolomini era una nobile casata senese; quando fu costretta a lasciare Siena per motivi politici, si trasferì nel borgo di Corsignano, dove aveva alcuni possedimenti. Enea Silvio Piccolomini (1405-1464) nacque a Corsignano e, dopo una carriera come letterato, umanista e diplomatico ecclesiastico, divenne papa col nome di Pio II (1458). Egli decise di rifondare e ridisegnare il suo paese natale per renderlo un esempio di “città ideale”. Il borgo abbandonò così il suo nome d’origine, Corsignano, e da quel momento venne chiamato Pienza, in onore di Pio II, suo nuovo padre spirituale e materiale.[/expand]
[expand title=” La città ideale di Pio II: Rossellino, architetto umanista”]
Il progetto di rifondazione venne affidato a Bernardo di Matteo Gambarelli, conosciuto come il Rossellino, il quale era allievo di Leon Battista Alberti, grande architetto del Rinascimento italiano, autore del primo trattato d’architettura De re aedificatoria (1452). Rossellino nel progetto di Pienza riuscì a mettere in pratica il mito della renovatio caro a Pio II e alla cultura umanistica. Simbologia astrologica, rispondenze geometriche, eleganza e semplicità mutuate dalla cultura classica, furono queste le direttrici del progetto di rifondazione estetica e culturale di Pienza.[/expand]
[expand title=” Il modello della città rinascimentale di fondazione. Pienza: utopia reale”]
I lavori iniziano nel febbraio 1459 e terminano nell’agosto 1462, quando Pio II fece nascere ufficialmente Pienza e la dotò di statuti e di un vescovo, eleggendola a città papale. In tre soli anni, il papa riuscì a creare la sua città d’utopia; non sappiamo quanto ancora avrebbe potuto mutarne ed elevarne il destino, perché Pio II morì improvvisamente il 14 agosto 1464, poco prima di dare inizio all’impresa di una nuova crociata. Il momento più alto di Pienza è Piazza Pio II, a pianta quadrangolare, sulla quale si affacciano i più nobili palazzi e la Cattedrale. Gli edifici, opere dirette del Rossellino, si distinguono per l’eleganza, la genialità, l’armonia architettonica ed estetica. Pienza ha conservato intatto il suo centro storico. La strada principale collega le due opposte porte della città mentre il fulcro dell’impianto urbano è giocato sulla piazza principale. Il progetto di riconfigurazione fu completo e pensò non solo alle dimore per la corte papale e l’aristocrazia, ma anche alle abitazioni per il popolo, con la fondazione nuove case a ridosso delle mura e della Porta del Ciglio. Inoltre, Pio II era consapevole dell’importanza delle pavimentazioni nello spazio urbano e nelle vie di collegamento, in quanto i lastricati agevolavano i commerci e la salubrità dei luoghi. Fece realizzare un mulino e predispose uno spazio per un ospizio e per botteghe artigiane. Ciò dimostra la lungimiranza e il pragmatismo della visione di Pio II per la sua cara Pienza.[/expand]