Il Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta con il parco, l’Acquedotto Vanvitelliano e il complesso di San Leucio

Il Sito di Caserta racconta un brano importante e significativo della storia della civiltà settecentesca italiana. La dinastia dei Borbone inaugurò un grandioso progetto di pianificazione urbanistica del territorio, rimasto in parte incompiuto, che investiva l’area casertana per elevarla a sede nella nuova capitale del Regno di Napoli. La Reggia ed il suo Parco sono l’opera maggiore ed il superbo capolavoro di Luigi Vanvitelli, il quale realizzò la più alta e prestigiosa espressione dello stile Tardo Barocco, con i suoi trionfi scenografici – ma nella sua esaltazione delle forme regolari e geometriche si prefigurava già l’alba del nuovo gusto neoclassico. Vanvitelli concepì la Reggia quale centro maestoso attorno al quale sarebbe dovuta crescere una rete di vie, chiese, insediamenti e impianti produttivi d’eccellenza, alimentati dalle acque dell’Acquedotto Carolino, monumentale opera di ingegneria idraulica che strappò i territori rurali circostanti ad una unilaterale dimensione agraria e aprì la via della modernizzazione. La Real Colonia di San Leucio fu il borgo produttivo di fondazione borbonica che crebbe più splendente e che assieme al Palazzo Reale esprime i valori dell’assolutismo illuminato.  L’esperienza borbonica a Caserta testimonia il modello politico e ideologico dell’Ancien régime settecentesco.

[expand title=”Un progetto unitario di magnificenza e modernizzazione”]
Nel 1750 Carlo III di Borbone, re di Napoli, affida all’architetto Luigi Vanvitelli il compito di erigere una reggia che competa con lo sfarzo dei più potenti regni europei. Nasce un complesso monumentale irripetibile, in cui il Palazzo Reale ed il suo Parco sono concepiti in un progetto urbanistico che coinvolge l’intera area casertana avviando un lungo processo di trasformazione e modernizzazione in senso architettonico e produttivo, poiché la nuova capitale avrebbe dovuto accogliere la corte ed elevarsi al rango reale ma anche divenire nuovo vitale centro urbano. Punte di diamante di tale progetto  sono la Real Colonia di San Leucio e l’Acquedotto Carolino di Vanvitelli, terminato nel 1769 e indispensabile per garantire l’approvvigionamento idrico all’intera area casertana. Si avvia un processo di trasformazione che dalla metà del Settecento prosegue per decine di anni, cambia per sempre il volto di un territorio e di un centro abitato e innesta nuove tradizioni manifatturiere.[/expand]

[expand title=”Il Palazzo Reale e il Parco: il trionfo dell’Ancien régime”]
Il sito di Caserta venne scelto per una serie di motivazioni geoclimatiche, quali la relativa vicinanza con Napoli, seppur a sufficienza lontano per lasciarsi alle spalle il fervore della metropoli e il timore di pericoli costituiti da eventuali attacchi dal mare o dalle attività del Vesuvio, la dolcezza del panorama, il clima salubre e i suoli fertili; si trattava insomma un sito ameno e ideale per accogliere la nuova capitale del Regno borbonico. Quando Carlo di Borbone, che fu re di Napoli dal 1734 al 1759, incaricò Luigi Vanvitelli aveva più che qualche indicazione da fornire al suo nuovo architetto regio. Egli era appassionato di architettura – come la moglie Maria Amalia di Sassonia, cultrice d’arte antica – e lo dimostrò alla storia, poiché oltre alla Reggia di Caserta, volle altri due complessi reali superbi, la Reggia di Capodimonte a Napoli e la Reggia di Portici, nell’area vesuviana. Fin dall’infanzia aveva avuto occasione di soggiornare o visitare le più sfarzose dimore reali d’Europa: il Palazzo Reale della Granja de San Ildefonso a Madrid e l’Escorial, la Reggia di Versailles, il Palazzo imperiale di Schönbrunn a Vienna, la Reggia di Colorno a Parma. Tali possono essere considerati i modelli d’ispirazione dell’illustre committente. Carlo III di Borbone amava la tradizione classicista romana, cui Vanvitelli era esponente, in quanto solido architetto pontificio. Inoltre nel progetto doveva realizzarsi il connubio tra spazi artificiali e spazi naturali, perciò la reggia sarebbe stata circondata da un immenso parco e si sarebbe allacciata alle vie e alla città che le sarebbero dovute crescere attorno. Vanvitelli raccolse le indicazioni del Re e progettò un complesso straordinario, perfetta espressione dell’assolutismo settecentesco e delle tradizioni artistiche dell’epoca. La prima pietra della Reggia venne posta il 20 gennaio del 1752 ed ancora prima che i lavori venissero conclusi divenne meta del Grand Tour italiano, dove i nobili viaggiatori europei potevano stupirsi della sua meravigliosa regalità. Per la Reggia venne scelta una pianta rettangolare che al suo interno si apre in quattro cortili o piazze. Le dimensioni sono davvero imponenti: la facciata misura 253 m., mentre il fronte laterale 202 m. La fabbrica si alza dal suolo di cinque piani ed il basamento è a bugnato; l’immagine complessiva è maestosa, grazie ad una partitura architettonica ordinata, quasi severa grazie al rigore degli elementi e delle forme che ricorrono e si alternano con  regolarità e simmetria. Gli interni  esplodono in sontuosi ed esuberanti virtuosismi decorativi; le stanze sono 1.217 e tra di esse primeggiano la Sala del Trono, la Sala delle Quattro Stagioni, il Teatro, la Cappella di Corte e lo Scalone monumentale. Davanti alla facciata principale si apre una piazza di forma ellittica posta in asse alla nuova via di collegamento con Napoli. Sempre lo stesso asse attraversa il Palazzo Reale  mediante un portico centrale che determina lo sviluppo del Parco che si allarga verso Nord in una prospettiva formata da una infilata di lunghe vasche a cascatelle digradanti  fino a terminare nella spettacolare Fontana di Diana e Atteone, sovrastata da una grande cascata. La fontana alimenta la scenografica via d’acqua e costituisce la fuga prospettica di tutto l’impianto del complesso.[/expand]

[expand title=”L’utopia di San Leucio, colonia reale produttiva”]
Il Sito UNESCO comprende anche la Real Colonia di San Leucio, razionale borgo di vocazione industriale, sottoposto a speciali leggi dalla Corona. Qui il cinquecentesco Palazzo del Belvedere viene ampliato nel 1778 da Ferdinando IV per sistemarvi una fabbrica di seta; attorno vengono disposte le abitazioni per le famiglie operaie, le botteghe, la piazza, la scuola a formare una cittadella d’ordine e produttività che rappresenta il sogno dello Stato borbonico. Nel borgo di San Leucio Ferdinando IV voleva realizzare la sua città ideale, una comunità produttiva e autonoma – Ferdinandopoli – forgiata dal sovrano stesso, protetta dalla Corona e in grado funzionare come fiorente centro manifatturiero. L’esperienza di San Leucio si legò ai principi di riforma sociale di matrice illuminista, che identificavano nell’azione del monarca illuminato la forza storica in grado di generare ordine e benessere sociale. L’elemento interessante che contraddistingue San Leucio è che la Corona emanò uno statuto speciale (1789) che si applicava alla Colonia, promuovendone lo sviluppo con una politica di assistenza sociale basata su principi egualitari e meritocratici. Nella zona era già diffusa la lavorazione artigianale della seta, ma il sovrano attuò un sistema produttivo meccanizzato e sistematico per elevare il Borgo a centro manifatturiero specializzato. Sotto il profilo tecnico, introdusse macchinari innovativi, formò giovani maestranze qualificate con apprendistato in Francia e richiamò artigiani specializzati da altri parti d’Italia. Aprì un vero  e proprio stabilimento imprenditoriale, con la filanda, il filatoio, e un centro operativo-amministrativo. Restaurò il complesso monumentale del Belvedere, che era stato possedimento degli Acquaviva di Caserta. Oltre ai locali produttivi, il progetto urbanistico a cura di Francesco Collencini, vide anche la realizzazione di abitazioni dotate di acqua corrente e servizi igienici. Venne aperta la prima scuola dell’obbligo maschile e femminile.[/expand]

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The Site of Caserta tells us about an important and significant part of the 18th century history. The Bourbon dynasty started a grandiose project of urban planning of the territory, which remained partially unfinished, in the area of Caserta to convert it into the new capital of the Kingdom of Naples. The Royal Palace and its Park are the major works and the magnificent masterpiece by Luigi Vanvitelli, who built the highest and most prestigious expression of the late-Baroque style with its spectacular superabundance – though already anticipating the new Neoclassical style with its regular and geometric shapes. Vanvitelli conceived the Royal Palace as the majestic centre of a network of routes, churches, settlements and excellence production plants powered by the water of the Aqueduct Carolino,  an imposing work of hydraulic engineering that tore the surrounding rural lands from the unilateral farming dimension and opened to modernization. The Industrial complex of San Leucio was the most successful industrial complex founded by the Bourbons that, together with the Royal Palace, expresses the values of enlightened absolutism.  The Bourbon experience in Caserta is evidence of the political and ideological model of the 18th century Ancien régime.

[expand title=”A unitary project of magnificence and modernization”]

In 1750, Charles III of Bourbon, King of Naples, entrusted architect Luigi Vanvitelli with the task of building a royal palace that could compete with the magnificence of the most powerful European kingdoms. A unique monumental complex was started, in which the Royal Palace and its Park were conceived as a urban project involving the whole Caserta area, starting a long process of transformation and modernization in terms of architecture and manufacture, since the new capital was to host the court and raise to the royal rang but also become a new vital urban centre. The Industrial complex of San Leucio and the Aqueduct Carolino by Vanvitelli, completed in 1769 and necessary to ensure water supply to the whole Caserta area, were at the edge of the project. A transformation process began that, since the mid-18th century, continued for several tens of years, changing the appearance of a territory and a built-up area and establishing new manufacturing traditions.[/expand]

[expand title=”The Royal Palace and the Park: the triumph of the Ancien régime“]

The area of Caserta was chosen for several geoclimatical reasons such as the relative closeness to Naples – though far enough to leave behind the metropolis mess and the fear of dangers such as attacks from the sea or the Vesuvius activity – the pleasant landscape, the mildness of the climate and the fertile land; indeed, a pleasant place ideal to host the new capital of the Bourbon Kingdom. When Charles of Bourbon, King of Naples from 1734 to 1759, entrusted Luigi Vanvitelli with the project, he had several directions for his new royal architect. He was a lover of architecture – like his spouse Maria Amalia of Saxony, a lover of ancient art – as proved by the other two magnificent royal complexes that he wanted to be built in the Vesuvian area, i.e. the Royal Palace of Capodimonte in Naples and the Royal Palace of Portici. Since his childhood, he had the opportunity to visit or live in the most sumptuous real palaces in Europe: the Royal Palace of Granja de San Ildefonso in Madrid and the Escorial, the Royal Palace of Versailles, the Imperial Palace of Schönbrunn in Vienna, and the Royal Palace of Colorno in Parma. They can be considered the models that inspired the distinguished client. Charles III of Bourbon used to love the Roman classicist tradition of which Vanvitelli was a leading exponent as a reliable papal architect. Moreover, the project had to combine artificial spaces and natural spaces and, therefore, the palace had to be surrounded by a huge park and connected with the routes and the town growing around it. Vanvitelli followed the King’s directions and designed an extraordinary complex that is the perfect expression of 18th century absolutism and the artistic traditions of the time. The Palace foundation stone was laid on 20 January 1752 and the site became a destination for the Italian Grand Tour even before the works were completed, surprising European aristocrats for its marvellous magnificence.  A rectangular plan was chosen for the Palace, with four courtyards or squares in it. The size is really impressive: the façade is 253 m long, while the side front is 202 m. The edifice features five storeys above the ground and the podium has ashlar stone blocks; the general appearance is majestic thanks to its neat and almost severe architecture due to the rigour of the elements and shapes recurring and alternating with regularity and symmetry. The interiors are characterized by sumptuous and plentiful decorative virtuosities; there are 1.217 rooms, among which the Sala del Trono, the Sala delle Quattro Stagioni, the Theatre, the Cappella di Corte and the Scalone Monumentale stand out. In front of the main façade is an elliptical square on axis with the new route to Naples. The same axis goes through the Royal Palace through a central porch along which the Park extends to the north in a perspective given by a series of long tanks with waterfalls sloping down up to the magnificent Diana and Actaeon fountain, dominated by a large waterfall. The fountain feeds the spectacular waterway and acts as the centre point of the whole complex.[/expand]

[expand title=”The utopia of San Leucio, a royal manufacturing complex”]

The UNESCO Site includes also the Industrial complex of San Leucio, a rational small industrial village that was regulated by special Royal laws. Here, the 16th century Palazzo del Belvedere was extended in 1778 by Ferdinand IV to host a silk factory; around it dwellings of working families, shops, a square and a school formed a tidy and productive small town that represented the dream of the Bourbon State. In San Leucio, Ferdinand IV wanted to create his ideal city, a productive and autonomous community – Ferdinandopoli – established by the sovereign himself, protected by the Crown and working as a prosperous manufacturing centre. The experience in San Leucio related to the principles of the social reform of the Enlightenment that considered the enlightened monarch’s actions as the historical force able to generate order and social wellbeing. The most interesting characteristic of San Leucio was that the Crown issued a special statute (1789) for the complex, promoting its development with a social assistance policy based on egalitarian and meritocratic principles. Handicraft silk processing was already common in the area, but the sovereign implemented a mechanized and methodical production system aimed at converting the village into a specialized manufacturing centre. In technical terms, it introduced innovative machinery, trained qualified young workers with apprenticeships in France and attracted specialized craftsmen from other parts of Italy. A real entrepreneurial processing plant opened including a silk mill, a spinning machine and an operative-administrative centre. The sovereign restored the monumental complex of Belvedere once owned by the Acquaviva family from Caserta. Besides the manufacturing premises, the urban project by Francesco Collencini included the building of dwellings equipped with drinking water and toilets. Moreover, the first male and female compulsory school was opened.[/expand]

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Le Site de Caserte raconte un passage important et significatif de l’histoire de la civilisation italienne du XVIIIe siècle. La dynastie des Bourbons inaugura un projet grandiose d’aménagement urbain du territoire, resté en partie inachevé, qui concernait le domaine de Caserte pour l’élever au rang de siège de la nouvelle capitale du Royaume de Naples. Le Palais et son Parc sont l’œuvre principale et le magnifique chef d’œuvre de Luigi Vanvitelli, qui réalisa l’expression la plus importante et la plus prestigieuse du style Baroque Tardif, avec ses triomphes scénographiques – mais son exaltation des formes régulières et géométriques  laissait déjà pressentir l’aube du nouveau goût néoclassique. Vanvitelli conçu le Palais comme l’élément central majestueux autour duquel aurait dû se développer un réseau de rues, d’églises, de villages et de sites de production d’excellence, alimentés par les eaux de l’Aqueduc Carolino, œuvre monumentale d’ingénierie hydraulique qui mit fin à la dimension agricole unilatérale des territoires ruraux environnants et fit place à la modernisation. La Real Colonia di San Leucio (Colonie Royale de San Leucio) fut la commune industrielle fondée par les Bourbons qui connut la croissance la plus éclatante; elle exprime, avec le Palais Royal, les valeurs de l’absolutisme éclairé. L’expérience des Bourbons à Caserte témoigne du modèle politique et idéologique de l’Ancien régime du XVIIIe siècle.

[expand title=”Un projet unitaire de splendeur et de modernisation”]

En 1750 Charles III de Bourbon, roi de Naples, confie à l’architecte Luigi Vanvitelli la tâche d’ériger un palais capable de rivaliser avec le faste des plus puissants royaumes d’Europe. C’est alors que naît un ensemble monumental unique, dans lequel le Palais Royal et son Parc font partie d’un projet d’aménagement urbain impliquant tout le domaine de Caserte et donnant lieu à un long processus de transformation et de modernisation de l’architecture ainsi que de la production puisque la nouvelle capitale aurait dû accueillir la cour et s’élever au rang royal mais aussi devenir un nouveau centre urbain en effervescence. Les fers de lance de ce projet sont la Real Colonia de San Leucio et l’Aqueduc Carolino de Vanvitelli, terminé en 1769 et indispensable pour garantir l’approvisionnement en eau de tout le domaine de Caserte. Un processus de transformation commence ainsi à partir du milieu du XVIIIe siècle et continue pendant des dizaines d’années, changeant pour toujours le visage d’un territoire et d’un centre urbain et donnant naissance à de nouvelles traditions manufacturières.[/expand]

[expand title=”Le Palais Royal et le Parc: le triomphe de l’Ancien régime“]

Le site de Caserte fut choisi pour des raisons géographiques et climatiques, telles que la proximité avec Naples, bien qu’il en soit suffisamment éloigné pour éviter la ferveur de la métropole et la crainte de dangers comme les attaques par la mer ou l’activité du Vésuve, la douceur du panorama, le climat sain et les sols fertiles; il s’agissait donc d’un site agréable et idéal pour accueillir la nouvelle capitale du Royaume bourbon. Lorsque Charles de Bourbon, qui fut roi de Naples de 1734 à 1759, confia cette mission à Luigi Vanvitelli, il avait de nombreuses recommandations à fournir à son nouvel architecte royal. Il était passionné d’architecture – tout comme sa femme Marie-Amélie de Saxe, passionnée d’art antique – et le montra à l’histoire, puisqu’en plus du Palais de Caserte, il voulut deux autres splendides ensembles royaux, le Palais de Capodimonte à Naples et le Palais de Portici, dans la région du Vésuve. Dès son enfance, il avait eu l’occasion de séjourner ou de visiter les plus somptueuses demeures royales d’Europe: le Palais Royal de la Granja de San Ildefonso à Madrid ainsi que l’Escorial, le Château de Versailles, le Château impérial Schönbrunn à Vienne, le Palais de Colorno à Parme. Tels sont les modèles ayant inspiré l’illustre maître d’ouvrage. Charles III de Bourbon aimait la tradition classique romaine, dont Vanvitelli était un représentant, puisqu’il était un fidèle architecte travaillant pour les États pontificaux. En outre, le projet devait créer l’union entre les espaces artificiels et les espaces naturels, raison pour laquelle le palais aurait été entouré d’un immense parc et aurait été relié aux rues et à la ville qui auraient dû se développer autour de lui. Vanvitelli rassembla les consignes du Roi et conçut un ensemble extraordinaire, l’expression parfaite de l’absolutisme du XVIIIe siècle et des traditions artistiques de l’époque. La première pierre du Palais fut posée le 20 janvier 1752 et avant même que les travaux ne furent conclus il devint l’une des destinations du Grand Tour italien, où les nobles voyageurs européens pouvaient être éblouis par sa somptuosité royale. Le plan choisi pour le Palais était un plan rectangulaire qui à l’intérieur donnait sur quatre cours ou places. Les dimensions sont vraiment imposantes: la façade mesure 253 mètres, tandis que la face latérale mesure 202 mètres. L’édifice s’élève de cinq étages et le soubassement est orné de bossages; l’image globale est majestueuse, grâce à une architecture ordonnée, presque sévère en raison de la rigueur des éléments et des formes qui reviennent et s’alternent avec régularité et symétrie. Les espaces intérieurs sont une véritable explosion de décorations somptueuses et exubérantes faisant preuve d’une grande virtuosité. Il y a au total 1217 pièces, les plus importantes d’entre elles sont: la Sala del Trono (Salle du Trône), la Sala delle Quattro Stagioni (Salle des Quatre Saison), le Théâtre, la Chapelle Palatine et l’Escalier monumental. Devant la façade principale s’ouvre une place elliptique positionnée dans l’axe de la nouvelle avenue menant à Naples. Ce même axe traverse le Palais Royal par un portique central qui s’ouvre sur le Parc, celui-ci s’étend vers le Nord à travers une perspective formée d’une série de longs bassins et cascades en succession s’achevant sur la Fontaine spectaculaire de Diane et Actéon, surmontée par une grande cascade. La fontaine alimente la somptueuse allée d’eau et constitue le point de fuite de tout l’ensemble.[/expand]

[expand title=”L’utopie de San Leucio, colonie royale productive”]

Le Site UNESCO comprend également la Real Colonia de San Leucio, commune rationnelle à vocation industrielle, soumise aux lois spéciales de la Couronne. Ici, le Palais du Belvédère du XVIe siècle fut agrandi en 1778 par Ferdinand IV pour implanter une usine de soie; les logements pour les familles ouvrières, les boutiques, la place, l’école s’organisèrent tout autour, formant ainsi une citadelle de l’ordre et de la productivité, symbole du rêve du Royaume bourbon. Dans la commune de San Leucio, Ferdinand IV voulait réaliser sa ville idéale, une communauté productive et autonome – Ferdinandopoli – forgée par le souverain lui-même, protégée par la Couronne et capable de fonctionner en tant que centre de production florissant. L’expérience de San Leucio suivit ainsi les principes de réforme sociale des Lumières, qui voyaient dans l’action du monarque éclairé la force historique à même de générer l’ordre et le bien-être social. L’élément intéressant qui différencie San Leucio est que la Couronne donna un statut spécial (1789) à cette Colonie, en promouvant son développement à travers une politique d’assistance sociale basée sur les principes de l’égalité et de la méritocratie. Le travail artisanal de la soie était déjà répandu dans la région, mais le souverain mit en place un système de production mécanisé et systématisé pour faire de la Commune un centre de production spécialisé. Du point de vue technique, il introduisit des machines innovantes, forma de jeunes maîtres-ouvriers qualifiés avec un apprentissage en France et rappela les artisans spécialisés provenant d’autres parties de l’Italie. Il ouvrit un véritable complexe industriel, avec la filature, le métier à tisser, ainsi qu’un centre opérationnel et administratif. Il restaura l’ensemble monumental du Belvédère, qui avait appartenu à la famille Acquaviva de Caserte. En plus des unités de production, le projet d’aménagement urbain réalisé par Francesco Collencini, comprit également la réalisation de logements dotés d’eau courante et d’équipements sanitaires. Le premier établissement de scolarisation obligatoire pour garçons et filles fut ouvert.[/expand]

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