Il Sito si articola in due elementi separati che possiedono una straordinaria varietà culturale e testimoniano lo sviluppo di diverse stagioni della civiltà europea. La necropoli di Pantalica ha valore paletnologico e combina rilevanza ambientale e valore archeologico, con oltre 5000 tombe “a grotticella” (XIII-VII secolo a.C.) e testimonia la civiltà sicula protostorica. La città di Siracusa, conserva le vestigia di grande pòlis greca, Ortygia, con eccezionali presenze archeologiche come il Teatro Greco, il Tempio di Atena, un anfiteatro romano oltre a opere di influenza normanna, araba, catalana. La Siracusa storica offre una testimonianza unica dello sviluppo della civiltà mediterranea durante tre millenni.
[expand title=”Pantalica, continuità protostorica e storica”]
La Necropoli di Pantalica testimonia la civiltà mediterranea a partire dall’epoca dell’Età del Bronzo e del Ferro. Situata nel comune di Sortino, la necropoli si compone di migliaia di tombe scavate nelle ripide pareti rocciose della Valle dell’Anapo, importante fiume dell’altopiano ibleo, che nasce nel territorio di Palazzolo Acreide, si unisce al fiume Calcinara e attraversa gole e canyon fino a giungere a Siracusa e sfociare nel mare. La necropoli di Pantalica è oggi compresa nella Riserva Naturale Orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande e possiede un enorme valore paletnologico in un contesto paesaggistico e naturalistico di grande bellezza. Le tombe, dalle caratteristiche aperture squadrate intagliate nella roccia, risalgono a periodi diversi, le più antiche fino al XIII secolo a.C.; si tratta delle aree di sepoltura di un insediamento pregreco che aveva il suo centro nella zona rialzata e panoramica in cui la Valle dell’Anapo si unisce alla valle del Torrente Cava Grande. Qui, sono stati identificati i resti dell’Anaktoron, o Palazzo del Principe; si trattava di una costruzione megalitica con ambienti a pianta rettangolare, che mostra analogie con i palazzi micenei e testimonia l’influenza della civiltà egea. Si è ipotizzato che attorno a tale costruzione si trovassero le abitazioni comuni, in legno e perciò del tutto scomparse, dove risiedeva la popolazione autoctona dedita principalmente alla pastorizia e alla caccia. Pantalica era dunque uno stato indigeno, organizzato attorno a un potere principesco e di notevoli dimensioni, espressione della civiltà sicula protostorica. Con l’arrivo della colonizzazione greca e con la crescente influenza di Siracusa, l’insediamento e la necropoli di Pantalica vennero via via abbandonati. Le aree tanto intensamente vissute nella Protostoria, tuttavia, vennero nuovamente frequentate da cristiani in fuga al tempo delle persecuzioni romane. Durante la dominazione bizantina (dal VI secolo), il sistema della necropoli venne ripopolato e sfruttato per formare dei villaggi rupestri; alcune delle tombe furono ampliate e divennero abitazioni, mentre altre furono destinate a chiesa od oratorio (la grotta del Crocifisso, la grotta di San Micidiario, la grotta di San Nicolicchio). In epoca altomedievale, la popolazione locale cercò rifugi sicuri in queste zone impervie ma salubri e di grande fascino, per trovare scampo dalle incursioni arabe (IX secolo). In seguito, l’area di Pantalica ritornò ad essere disabitata, ma la sua memoria venne preservata dalle tradizioni locali, fino a quando alla fine dell’Ottocento l’archeologo Paolo Orsi avviò una serie di campagne di scavo che restituirono Pantalica all’attenzione della comunità scientifica. Negli anni ‘50 del ‘900 Luigi Bernabò Brea, archeologo noto per i suoi studi sulla Preistoria e Protostoria nel bacino del Mediterraneo, compì importanti scavi nel Sito di Pantalica.[/expand]
[expand title=”Siracusa, regina del Mediterraneo”]
Siracusa venne fondata dai Greci nell’VIII secolo e può essere presa a simbolo della presenza greca nel Mediterraneo Occidentale. Il luogo scelto per la fondazione della nuova città possedeva tutte le caratteristiche ricercate dai colonizzatori: un pianoro costiero dotato di difese naturali verso l’entroterra, dove si incontravano fiumi e sorgenti. Nel nome di Siracusa è inscritta la sua origine come città d’acqua, forse da siculo sarausa ‘abbondanza d’acqua’. Il primo nucleo d’insediamento fu nell’isola di Ortigia, dove la fonte Aretusa venne investita di una forte valenza simbolica e mitologica. Si svilupparono poi altri quattro quartieri abitativi in rapido sviluppo – Acradina, Tychè, Neàpoli ed Epipoli – tanto che la città di Siracusa venne definita la Pentapoli e divenne una metropoli di primo piano sulla scena del Mediterraneo antico che Cicerone definì la più grande e bella di tutte le città greche. Nei primi secoli di vita, Siracusa fu guidata da un sistema oligarchico a cui si sostituì il tiranno Gelone, tiranno di Gela, che si impadronì del potere (485 a.C.). Seguì una serie di tiranni che si succedettero fino all’avvento di un periodo democratico. Attorno alla metà del VI secolo a.C., le continue lotte per il potere avevano provocato una crisi generalizzata e impoverito la città e il territorio; alcuni aristocratici siracusani chiesero così aiuto a Corinto, la madre patria, da dove partì una spedizione guidata da Timoleonte, sotto i migliori auspici degli oracoli. Nel 343 a.C. Timolente riuscì a entrare a Siracusa e instaurare un regime democratico, distruggendo anche i simboli del potere tirannico, come il Palazzo di Ortigia, tradizionale residenza del tiranno della città. Ridistribuì le terre, introdusse leggi di spirito democratico, avviò una politica di ricolonizzazione che ripopolò la città e le campagne in vaste aree della Sicilia e diede nuovo impulso al commercio e all’artigianato. Dopo Timoleonte, riprese vigore la tirannide, ma nel III secolo l’alleanza con Roma contro Cartagine assicurò ancora prosperità a Siracusa. Nel 212 a.C. avvenne la conquista romana ad opera di Marcello, il quale dovette tuttavia assediare per un intero anno la città, e riuscì ad entrare solo grazie al tradimento. Nel corso dell’assedio, il geniale scienziato Archimede partecipò a difendere la città con il suo ingegno, come è tramandato dalle fonti. Teatro di successive dominazioni, dai Romani ai Normanni agli Svevi di Federico II, Siracusa è cresciuta come un grande affresco, un quadro vivacissimo da cui è possibile evincere tutti colori e gli strati della storia, o come un racconto corale dove è chiaro il suono di ogni voce.[/expand]